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Archivio per la categoria ‘TEATRO’

L’arte della commedia

26 Ottobre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

«Signò dovete fare un altro biglietto.»
«E perché debbo fare un altro biglietto?»
«Per il ragazzo.»
«Quale ragazzo?»
«Questo qua, questo che sta vicino a voi.»
«E voi me lo chiamate ragazzo. Quello non tiene nemmeno nove anni, è una criatura
«Signò sarà una criatura ma siccome è una criatura alta più di un metro deve fare il biglietto se vuole viaggiare sull’autobus
«Ma qua’ più alta di un metro e più alta di un metro, fatemi il piacere! Quello non sarà nemmeno settanta centimetri!»
«Signò ho capito, questa mattina voi vi siete alzata con la voglia di scherzare. Il ragazzo, il bambino, la criatura, chiamatela come volete voi, passa con la testa la sbarra di ferro apposita, posta all’altezza di un metro, e quindi deve fare il biglietto.»
«Ma tu vedi che guai si passano. Gesù Gesù! Quello è sempre stato più basso di un metro! Ma non lo vedete che il ragazzo si è messo sulla punta dei piedi e che perciò sembra più alto?» risponde la signora ponendo con forza una mano sulla testa del figlio e premendo fino a fargli abbassare la testa di sotto della sbarra. «E ‘acalate Ciccì! (E abbassati Ciccillo!)»
«Adesso basta signò. E che vi siete messa in testa! Qua noi il parlare lo teniamo per fatica! Il ragazzo o fa il biglietto o scende da sopra all’autobus, avete capito si o no?»
«E voi terreste il coraggio di lasciare una criatura sola in mezzo alla strada?»
«E che fosse d’a mia sta criatura! Che vi debbo dire: scendete pure voi.»
«Io! Io ho fatto il biglietto.»
Durante tutta la discussione l’autobus non si è mai mosso. È fermo con le porte aperte, in attesa che si chiarisca se il ragazzo deve o non deve fare il biglietto.
«Ma in che razza di paese mi trovo» protesta un signore dal chiaro accento settentrionale. «Lei,» dice rivolto al conducente «si decide a partire sì o no? E lei signora lo sa che qui c’è gente che lavora? Non possiamo mica aspettare tutti che si convinca a sborsare cinquanta lire per un biglietto. Anzi, sa cosa le dico, ecco le cinquanta lire e faccia il biglietto a suo figlio!»
«Ma ‘a chisto (questo) chi ‘o conosce!» grida intanto la signora indicando il milanese. «Mi fa il biglietto lui a me!» dice rivolta ai presenti. «Ma tu vedi quanta confidenza! Io se voglio lo riempio di biglietti:» Poi rivolta verso il signore: «Avete ragione che qua non ci sta mio marito e che io sono una povera donna sola contro tutti questi uomini, altrimenti non avete idea di dove ve le mettevate queste cinquanta lire! Gesù Santa Anna e Maria ma tu vedi che si passa per un fetentissimo biglietto!»
«E va bene signò,» grida il conducente dal suo posto di guida «avete ragione voi, però la prima guardia che incontro, vi faccio vedere se scendete o no dall’autobus, volete non volete!“
Detto questo il conducente chiude le porte e sta per partire quando viene fermato da un coro di proteste di quasi tutti i passeggeri
«Fermate, fermate!»
«Che altro è successo?» chiede il conducente.
«E noi eravamo saliti per sentire.»

Luciano De Crescenzo da “Così parlò Bellavista”

Categories: TEATRO Tag:

Il teatro come terapia psicologica

18 Ottobre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Un attore ha la straordinaria capacità di indossare una maschera e di svolgere un’attività investendo la maggior parte delle sue energie per ottenere un riscontro positivo. Nella vita quotidiana, interpretare in ogni circostanza la propria personalità è segno di maturità e di armonia. Quando non si è più in grado di affrontare tematiche esistenziali attraverso ruoli appropriati allora ci si rifugia in atteggiamenti talvolta complessi cercando di rivestire solo e soltanto il “ruolo dell’ammalato”.Si diventa quindi REGISTI della propria vita abbandonando il ruolo unico di attore protagonista.
La vita ci permette di indossare varie maschere: la maschera dell’alunno, del bambino, del sognatore, del seduttore, dell’aggressivo e questi sono gli unici mezzi che possono metterci a contatto con il nostro inconscio. I molteplici ruoli che si rivestono nell’arco di un’intera esistenza sono il risultato di una perfetta mediazione tra l’espressione dei propri bisogni e l’appagamento.L’obiettivo che si pone la teatroterapia è quello di rendere armonico il rapporto tra anima e corpo e di aiutare l’individuo a mettere in scena il proprio vissuto per rielaborarne i punti chiave e rimuovere quelle parti della psiche che si sono incrinate. L’energia che viene impiegata usando solo e soltanto un unico ruolo, il ruolo del malato, viene impiegata per ricostruire i propri ruoli originari affinchè il paziente torni a condurre una vita regolare. I ruoli che si evitano di interpretare nella propria quotidianità diventano le scene principali di quella messa in scena totalmente reale.
Fare teatro significa quindi far uscire la maschera che per lungo tempo si è indossata.L’esperienza teatrale fa combattere contro quei comportamenti che ci siamo autoimposti: quello della ragazza perfezionista, quello dell’uomo “che ha mai paura” e molti altri.Quante volte nella vita si dice “avrei sempre voluto ma non posso”? Moltissime, e con questa forma di terapia si combatte proprio contro i propri codici di comportamento autoimposti.Dopo ogni seduta la coscienza si arricchisce di nuovi elementi e della credibilità verso le proprie capacità. Quando si avrà riacquistato la propria maturità emozionali, non si avrà più paura di vivere le proprie emozioni e di esprimerle con il proprio corpo.Il teatroterapeuta è un medico in grado di capire i conflitti psichici, con formazione affiancata all’accademia d’arte che collabora con insegnanti di recitazione e altre figure mediche.
Si possono riassumere gli obiettivi della terapia?Certamente: percepire gli stimoli esterni e il modo in cui vengono da noi codificati. Mettere a fuoco quelle che sono le proprie paure che sembrano prive di fondamenta. Esprimere la propria creatività.Potenziare le proprie capacità relazionali.
Dov’è importante lo svolgimento della teatroterapia?Nella cura dei disturbi alimentari e in tutti i casi in cui vi sia un’errata percezione del proprio corpo. Nel trattamento dell’ansia, della timidezza e dei disturbi psicologici.Nei reparti pediatrici oncologici in cui il bambino non conosce minimamente il proprio malessere fisico ma comprende lo stato d’ansia intorno a sè.Per sfogare il disagio e la tensione nei malati di Aids.Nei casi in cui il mobbing abbia creato gravi problemi all’individuo (come l’autocolpevolizzazione)Per le donne che hanno subito abusi di ogni genere e per gli uomini che hanno difficoltà ad esprimere le proprie emozioni a tal punto di non poter svolgere una normale vita.
Si può leggere qualche libro in merito?Tra Teatro E Follia di Marco AlessandriniTeatro Come Terapia di Walter OrioliManuale Di Psicodramma di Jacob L. MorenoLo Spazio Del Teatro di F. Cruciani
Qualche esperienza:”Sono una persona molto timida e non credevo che mi sarebbe stato possibile entrare nel gruppo. All’inizio è stata dura ma sono passati 4 mesi e con orgoglio posso dire di avercela fatta!” (M. ragazza di 22 anni in cura per dca)
“Quello che posso dire è che in teatroterapia ho sperimentato ruoli sconosciuti, ho riportato alla luce sentimenti che avevo dentro e mi sono scoperta donna” (P. ragazza di 20 anni in cura per dca).
“Dovevo interpretare il sergente maggiore. La voce non viene fuori.. Sembro un buffone altro che il sergente maggiore! In quell’attimo capisco che non ho mai assunto autorità, responsabilità. Capisco il perché della mia voce insicura e del mio essere sottomessa.” (Francesca, ragazza di 20 anni in cui per bulimia).

Da www.girlpower.it

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Eduardo De Filippo

19 Settembre, 2007 lineaitalia 1 commento

Figlio d’arte, Eduardo de Filippo nasce a Napoli il 24 maggio del 1900, dall’unione di Luisa De Filippo con l’attore e commediografo Eduardo Scarpetta (l’autore di “Miseria e nobiltà”).
Nel 1904, Eduardo debutta giovanissimo come giapponesino al Teatro Valle di Roma ne “La geisha”, firmata dallo stesso Scarpetta. Dopo quella prima breve esperienza prende parte ad altre rappresentazioni come comparsa o in piccoli ruoli.
A soli undici anni i genitori decidono di mandarlo nel collegio Chierchia di Napoli, per il suo carattere un po’ turbolento e per la scarsa propensione agli studi. Ma solo due anni dopo, quando è al ginnasio, interrompe gli studi e continua la sua istruzione sotto la guida del padre Eduardo. Il quale per oltre due ore al giorno lo costringe a leggere e ricopiare testi teatrali. Inoltre, quando capita l’occasione, il giovane De Filippo non disdegna di partecipare a lavori teatrali, nei quali dimostra una innata bravura, particolarmente per il repertorio farsesco.Nel 1914 a quattordici anni, Eduardo entra stabilmente nella compagnia del fratellastro Vincenzo Scarpetta, nella quale Eduardo fa di tutto, dal servo di scena, all’attrezzista, dal suggeritore, al trovarobe, e vi rimane fino a quando viene chiamato per il servizio militare, dal 1920 al 1922, ma non prima di pubblicare il suo primo atto unico “Farmacia di turno”, nel 1920. Ma anche durante il servizio di leva il suo impegno artistico era tale e tanto che nelle ore libere si recava in teatro a recitare.
Finito il militare De Filippo lascia la compagnia di Vincenzo Scarpetta per passare a quella di Francesco Corbinci, con il quale esordisce, per la prima volta in una regia impegnata, al teatro Partenope di via Foria a Napoli con “Surriento gentile” di Enzo Lucio Murolo.
Nel 1922 scrive e dirige un altro suo lavoro teatrale, “Uomo e galantuomo”.
Eduardo abbandona la compagnia di Francesco Corbinci per tornare a quella del fratellastro Vincenzo e vi rimane fino al 1930. In questo periodo conosce e sposa Doroty Pennington un’americana in vacanza in Italia e recita anche in altre compagnie come quella di Michele Galdieri e di Cariniù Falconi.Con lo pseudonimo di Tricot nel 1929 scrive l’atto unico “Sik Sik l’artefice magico”.
Insieme ai fratelli Peppino e Titina nel 1931, fonda la compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”. In questo periodo, egli scrive come autore opere del valore di “Natale in casa Cupiello” (1931) e “Chi è cchiù felice ‘e me?” (1932) e allo stesso tempo inizia un’intensa attività cinematografica con “Tre uomini in frack” (1932) di Mario Bonnard, seguito da “Il cappello a tre punte” (1934) di Mario Camerini e “Quei due” (1935) di Gennaro Righelli.
Nel 1945, scrive “Napoli milionaria” e rompe definitivamente il rapporto artistico con Peppino; per cui la loro Compagnia si scioglie. Così Eduardo dà vita alla “Compagnia di Eduardo”, che rappresenta nel 1946 “Questi fantasmi” e di lì a poco, con esiti trionfali, “Filumena Marturano”, destinato a divenir cavallo di battaglia della grande Titina.Da qui è sempre un crescendo con altri capolavori come: “Le bugie con le gambe lunghe” (1947), “La grande magia” (1948), “Le voci di dentro” (1948), “La paura numero uno” (1951) che vanno ad arricchire un repertorio sempre più fuori dell’ordinario, contemporaneamente al cinema gira “Assunta Spina” (1948, di M. Mattoli), “Napoli milionaria” (1950), “Filumena Marturano” (1951), “L’oro di Napoli” (1954, di V. De Sica), “Fantasmi a Roma” (1960, di A. Pietrangeli).
Grande soddisfazione Eduardo l’ha nel 1958, quando viene rappresentata a Mosca, con la regia di R. Simonov, “Filumena Marturano” e, nel 1962, “Il sindaco del rione Sanità”.
Nel 1964, scrive “L’arte della commedia”, paragonata a “L’impromptu” di Molière; Il 1973 è un altro anno di grandi soddisfazioni: mette in scena “Gli esami non finiscono mai” e viene rappresentata “Sabato, domenica e lunedì”, con la regia di Franco Zeffirelli all’Old Vic di Londra con l’interpretazione di Laurence Olivier.A coronamento della sua incredibile carriera nel novembre del 1980, gli viene conferita la laurea in lettere honoris causa dall’Università di Roma e viene nominato senatore a vita nel 1981.
Eduardo si spegne il 31 ottobre del 1984, nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima.
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