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Archivio per la categoria ‘STORIA’

Festa della Repubblica

La Festa della Repubblica, unica festa nazionale civile in Italia, viene puntualmente festeggiata ogni anno il giorno 2 giugno. Per alcuni anni questa feste venne eliminata dal calendario, per poi essere ripristinata dal governo Amato e dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell’anno 2000.

La nostra Repubblica viene celebrata il 2 giugno in ricordo del referendum che venne indetto per permettere al popolo italiano di decidere quale forma di governo e cioè monarchia o repubblica, dare alla nazione dopo la caduta del fascismo.

Il risultato fu che gli italiani scelsero la repubblica e così la monarchia dei Savoia, dopo dodici anni di regno, fu costretta all’esilio.

La Festa della Repubblica è l’unica festa nazionale perché a differenza del 25 aprile, festa della liberazione e del 1° maggio, festa dei lavoratori, celebra la “nascita” della nazione, allo stesso modo in cui si festeggia in Francia il 14 luglio la presa della Pastiglia e in America il 4 luglio la dichiarazione d’indipendenza.        

Prima della fondazione della Repubblica, la festa nazionale era la prima domenica del mese di giugno in cui veniva celebrato l’anniversario della concessione dello Statuto Albertino.

I festeggiamenti non avvengono solo nel nostro paese, ma anche nelle ambasciate italiane di tutto il mondo, che per l’occasione, tra tutti gli invitati ospitano i Capi di Stato del paese in cui si trova l’ambasciata. Tutti i Capi di stato del mondo inoltre inviano i loro auguri al nostro Presidente della Repubblica.

Nel 1948 ci fu la prima parata militare a Roma, l’anno successivo poi, con l’ingresso dell’Italia nella NATO, ce ne furono addirittura dieci in contemporanea in diverse città d’Italia così dal 1950 le parate militari furono inserite nel protocollo ufficiale per la Festa della repubblica.

Da ABC Vacanze

Categories: STORIA

Scoperta la grotta di Romolo e Remo

21 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

ROMA – Un ritrovamento che ha dell’eccezionale. A Roma, sul colle del Palatino, durante dei lavori di esplorazione, sarebbe stata ritrovata la grotta di Romolo e Remo. Un locale sotterraneo di epoca romana, a circa 15 metri dalle fondamenta della villa di Augusto, sarebbe identificabile con la grotta-santuario dove i due leggendari figli di Marte e Rea Silvia, all’origine del mito della fondazione di Roma, sarebbero stati allattati da una lupa.
L’ANNUNCIO – «Nel corso dell’esplorazione di questi giorni del Palatino, nella parte che dá verso il Circo Massimo, una sonda a 16 metri di profondità ha trovato qualcosa di veramente strabiliante – ha detto il ministro per i Beni e le Attivitá culturali, Francesco Rutelli, durante una conferenza stampa in cui ha fatto il punto dei lavori sul colle Palatino – Le immagini riportate da questa sonda potrebbero ragionevolmente testimoniare il luogo più celebre del mito della storia di Roma: il «lupercale», ovvero il luogo dove la lupa ha allattato i gemelli Romolo e Remo». «L’Italia e Roma non finiscono mai di stupire il mondo con continue scoperte archeologiche ed artistiche – ha aggiunto l’ex sindaco della Capitale – ed è incredibile pensare che possa essere stato finalmente trovato un luogo mitologico», che oggi è «diventato finalmente reale».
LA VILLA DI AUGUSTO – Nel luogo del ritrovamento sorge la villa dell’imperatore Augusto. A quanto pare, edificando la sua dimora proprio in quel luogo, il sommo comandante volle porre le fondamenta della sua magnifica residenza quel luogo altamente simbolico della storia di Roma. Tra l’altro, nel febbraio del 2008, riapriranno «dopo decenni» gli ambienti restaurati della casa di Augusto. Anche questo annuncio è arrivato dal ministro Rutelli. «Il prossimo 10 dicembre – ha detto – presenteremo alla stampa il frutto degli straordinari restauri della casa di Augusto, che neanche io ho mai visitato. Un luogo di straordinario interesse scientifico, aperto per la prima volta da decenni, che il pubblico potrà visitare dal febbraio 2008».
LA LEGGENDA – Dunque, la leggenda si è fatta storia. Romolo e Remo, abbandonati in un cesto sul greto del fiume, arrivano in una zona acquitrinosa. Qui vengono raccolti dalla lupa e portati al riparo in una grotta. Ora quella grotta è stata individuata: sul Colle Palatino, a 16 metri di profondità, tra il Circo Massimo e la casa di Augusto. Fu proprio Augusto che la trasformò in un luogo di culto legato alla fondazione di Roma. Un culto – ha spiegato l’archeologo Andrea Carandini – ancora vivo nel quinto secolo dopo Cristo e che suscitò le ire del Papa Gelosio: il Pontefice proibì ai romani di correre intorno al Palatino, il «sacro colle», frustando le donne per renderle fertili. Era un rituale legato al mito del Lupercale. Per il momento nessuno è stato in grado di entrare all’interno della stanza, alta 7,40 metri e larga sei metri circa. Finora è stato possibile far scendere una sonda con una microtelecamera: al centro della stanza l’apparecchio ha inquadrato l’aquila di Augusto e numerosi mosaici di marmo policromo. Ora si dovrà cercare un varco per entrare nella grotta, costruire un cantiere in sicurezza, e svuotare del terriccio l’intera costruzione tenendo conto che la grotta si trova a 16 metri di profondità rispetto al Palatino e che è all’altezza del Circo Massimo. «Gli studiosi – ha spiegato Rutelli – valuteranno per anni i dettagli di questa struttura. Si tratta di un luogo di culto, un santuario che Augusto trasformò in uno dei punti centrali della sua casa. Per secoli era stato cercato ed ora finalmente è sotto gli occhi di tutti».
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Gli aromi ed i profumi dei romani

Se Parigi è oggi la capitale dei profumi, Alessandria d’Egitto lo era nell’antichità. Qui giungevano, grazie alle vie carovaniere, dall’ Estremo Oriente e dall’Africa Nera tutte le piante necessarie alla lavorazione per ottenere i profumi. Il termine profumo deriva dal latino “pro fumo”; molti aromi infatti possono essere annusati bruciando resine che diffondono un effluvio. I profumi, spalmati dai Romani su tutto il corpo, non erano altro che un unguento essendo mischiati ad olio o a grasso di origine animale o a succo di frutto acerbo.
Per profumarsi non si badava a spese; 100 milioni di sesterzi annui (secondo Plinio il Vecchio) impinguavano così le casse dei Paesi (Cina, Arabia, India) produttori di materie prime per realizzare i profumi. Mentre oggi quest’ultimi vengono ottenuti con l’antico procedimento introdotto dagli Arabi nel lontano sec. IX d.C. cioé per distillazione, allora essi si ottenevano con la macerazione seguita poi dalla spremitura oppure erano estratti con l’ utilizzo di solventi e grassi.
Per i Romani era un rito profumarsi al termine di una giornata passata alle terme pubbliche, o al ginnasio o a casa. Erano i servi o gli schiavi a cospargere ed a frizionare i corpi dei padroni con tali unguenti olezzanti. Per aumentare l’effluvio si impregnavano persino le pareti oltre alle tuniche, parrucche e scarpe. L’imperatore era il più profumato di tutti i Romani poiché poteva spendere molto. Nerone ogni volta che lasciava Roma si faceva seguire da un carro carico di profumi. I Romani si erano interessati ad essi venendo a contatto con la Magna Graecia, che avevano sì assoggettato ma da cui erano rimasti conquistati per la sua cultura, arte e profumi.
Capua fu, per tutto il periodo imperiale, il maggiore centro di tali unguenti, seguita subito dopo da Pozzuoli ove arrivava il grano per l’annona di Roma, inviato annualmente dall’Egitto tramite la flotta alessandrina. A Pozzuoli però c’erano anche molti artigiani che producevano: vetri, ceramica, oggetti in ferro e in bronzo, profumi, colori.
Roma poi potè, tramite il Mediterraneo diventato un “mare nostrum”, approvvigionarsi dei profumi di Rodi, di Tarso, di Corinto, di Delfo, di Alessandria. Essi potevano essere acquistati a Roma in una strada specializzata nella loro vendita: il “Vicus unguentarius”. I profumieri inoltre erano raggruppati addirittura nella congregazione del “collegium thurariorum et unguentorium”. Estese coltivazioni di piante aromatiche erano a Palestrina e a Paestum ove erano piantati molti rosai per produrre grandi quantità di rose da utilizzare per ottenere i tanti sospirati unguenti profumati. Non potendo essere venduti sfusi (il rischio che si correva era lo svanire dell’essenza) i profumi venivano posti in commercio in dei contenitori in vetro soffiato molto artistici e dalle forme più svariate. I contenitori erano naturalmente sigillati. Accanto ai luoghi, dove si producevano i profumi, si trovavano anche vetrai addetti a creare gli artistici contenitori.
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La Valle dei Templi, Sicilia

La Valle dei Templi rappresenta, tutt’oggi, la testimonianza più sublime della civiltà greca in Sicilia. Tra le campagne colme di mandorli in fiore, lo sguardo si poggia sui meravigliosi ruderi dei templi che nel tempo hanno conservato intatta la loro imponenza architettonica.
La Valle dei Templi sorge nella parte più a sud sulle vestigia dell’antica città e comprende numerosi templi edificati nel V secolo a.C.. Essi furono costruiti con tufi calcarei locali in stile dorico e rivolti verso est, per rispettare così il principio secondo cui la statua raffigurante la divinità, posta all’interno della cella d’ingresso, venisse illuminata dal sole nascente. La Valle è stata istituita a zona archeologica che si estende su una vasta area su cui si trovano, quasi allineati, i templi classificati con i nomi greci delle divinità. Percorrendo l’itinerario consigliato troviamo:
Il tempio di Zeus Olimpio (Giove), che venne edificato per ringraziare il dio Zeus, in occasione della vittoria del 480 a.C. degli agrigentini sui Cartaginesi. In origine il tempio, che fu uno dei più maestosi dell’antichità, era lungo 113 metri e largo 56 metri. Esso presentava una trabeazione sostenuta da colonne alte ben 20 metri alle quali si alternavano i cosiddetti Telamoni, cioè delle gigantesche statue con sembianze umane. Molti dei blocchi tufacei presentano tutt’oggi particolari incisioni a forma di U che servivano a contenere la corda con cui veniva sollevato e sistemato il blocco di pietra.
Il tempio di Castore e Polluce (Dioscuri), che venne eretto nel V secolo a.C., fu attribuito ai due gemelli nati dalla dea Leda e dal dio Zeus. Il tempio, che rappresenta il simbolo della città di Agrigento, conserva solo quattro colonne e una parte della trabeazione. Poco distanti da esso sono stati rinvenuti due altari sacrificali, uno quadrato e uno circolare, appartenenti probabilmente ad un originario santuario dedicato alle divinità infernali.
Il tempio di Eracle (Ercole), che è il più antico e di cui oggi sono visibili ben otto colonne rastremate (assottigliate verso l’alto per apparire più alte).Guardando verso sud si trova la Tomba di Terone, grandioso monumento di pietra tufacea e di forma piramidale, che venne edificato per ricordare i soldati morti nella seconda guerra punica.
Il tempio della Concordia, che è l’unico giunto a noi nella sua integrità. Edificato nel 430 a.C., nel VI secolo a.C. esso fu trasformato in un edificio sacro, di cui sono ancora visibili le arcate inserite nelle mura della cella centrale. In esso sono presente imponenti colonne rastremate e la parte del fregio risulta decorata da triglifi e metope. Il nome Concordia deriva da un’iscrizione latina ritrovata nelle vicinanze del tempio stesso.
Il tempio di Hera Lacinia (Giunone), che venne edificato intorno al V secolo a.C. e incendiato dai Cartaginesi nel 406 a.C.. Esso fu attribuito a Giunone, dea protettrice del matrimonio e del parto, e ha mantenuto inalterato nel tempo il colonnato (solo in parte restaurato nel 1900) della cella d’ingresso. Uscendo dal tempio verso est si trova ancora l’altare del tempio.
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Che cosa è il Ferragosto?

Il termine Ferragosto deriva dal latino FERIAE AUGUSTI, giorni feriali introdotti dall’ imperatore Augusto, feste che ricorrevano nel mese di agosto quando erano sospese tutte le attività e vi era il costume di darsi allegria e farsi regali.
Ferragosto all’origine, non era una festa limitata al giorno 15 agosto ma durava tutto il mese di agosto, a partire da quanto il primo imperatore romano istituì le FERIAE AUGUSTI, cioè feste in onore di Augusto.
Questa festa è collegata alle vacanze che si celebravano a Roma alle calende (il primo) di agosto in onore del Dio Conso, protettore dell’agricoltura. Il dio Conso (dal latino, “condere”, indica l’azione del “nascondere” e/o del “concludere”) oltre al 21 Agosto (data in cui presiedeva all’azione del mettere al sicuro il raccolto) era festeggiato il 15 Dicembre. In epoca imperiale furono denominate augustalis in omaggio ad Ottaviano Augusto.
Le celebrazioni religiose più importanti che si svolgevano in questo mese erano quelle del 13 agosto dedicate alla dea Diana, legata alla vita dei boschi, alle fasi lunari ed alla maternità, feste a cui potevano partecipare tutti, padroni e servi, senza distinzione di ceto sociale. In tale occasione, i lavoratori porgevano gli auguri ai loro padroni, ricevendo in cambio delle mance. L’usanza fu poi mantenuta e nel Rinascimento fu resa obbligatoria da decreti pontifici.
La festa di mezz’agosto, come altre che si presentano nello stesso periodo, rappresenta il momento in cui l’estate si avvia al suo declino e, anche qui, è il fuoco a raffigurare uno dei momenti principali della purificazione. Ed ecco perché alla vigilia di Ferragosto si accendono grandi falò che hanno lo scopo di scacciare le forze del male e di ritardare l’arrivo della nuova stagione. Altrettanto importante, in questo cerimoniale, è l’acqua, e per questo si ha la consuetudine di organizzare i falò in spiaggia ed accorrere in massa al bagno di mezzanotte, dal valore purificatore e propiziatorio.
Nello stesso periodo si svolgevano feste in onore di altre divinità legate sempre alla prosperità e fertilità della natura e della donna
Oggi, il 15 agosto, oltre a festeggiare il giorno di vacanza per eccellenza all’ interno del periodo di ferie, si celebra la festa dell’ Assunzione della Vergine Maria, la festa della Madonna di mezzo agosto, secondo un preciso rituale di comportamenti e convinzioni, che trovano riscontro nell’ antico proverbio: trascorso il mese di agosto, è l’inizio dell’inverno.
La famosa festa di Ferragosto dell’ Assunta al Cielo, è stata stabilita per il 15 agosto dal PAPA Nicolò I (SANTO), eletto nell’ 858 e morto nell’ 867.
Le feste di ferragosto furono fatte coincidere, dal cristianesimo, con quella dell’ Assunta, unendo riti sacri e profani nelle manifestazioni popolari La celebrazione dell’ Assunta ha origine dal titolo DORMITIO (sonno) attribuito al passaggio, dalla vita terrena a quella eterna, di Maria Vergine, per volere divino, impossibilitata ad essere soggetta alla morte, perché libera dal peccato originale. Questa verità è stata proclamata dogma di fede, da Pio XII (Eugenio Pacelli: 1876/1958), il primo novembre del 1950.
Quello di Ferragosto oggi è per molti il periodo tradizionale delle vacanze estive anche se oggi la festa di Ferragosto comprende solo il giorno 15 agosto.
Le fiere e i mercati costituiscono, come in passato, un evento atteso e sentito dalla popolazione, anche se un tempo rappresentavano una fra le poche occasioni di aggregazione e di incontro tra la gente del paese ed un momento di svago dalla dura vita dei campi. Oggi le fiere di Ferragosto hanno assunto un significato più commerciale e si aggiungono a tutte le altre.
Da http://www.tuttotrading.it/

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