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Archivio per la categoria ‘SCUOLA E DOCENTI’

Software debella il copia-incolla

 

ROMA - “Tanto il prof non se ne accorgerà mai”. E’ questa la frase che finora ha salvato le sorti scolastiche degli studenti di tutto il mondo, certi dell’infallibilità del loro copia e incolla, utile per divincolarsi fra tesi, tesine, temi e versioni. Non serve essere “nerd”, basta un semplice “ctrl c” seguito da “ctrl v” e il gioco è fatto, non c’è argomento di storia, filosofia o letteratura troppo ostico per il web. Ma da oggi furbizia e svogliatezza hanno un nemico dal nome impronunciabile: si chiama Kazunari Sugimitsu ed è un professore giapponese, docente di ingegneria e direttore del centro ricerche sulla proprietà intellettuale presso il Kanazawa Institute of Technology.
Stufo di ricevere compiti fatti a casa in modo perfetto, cui spesso seguivano interrogazioni così così, il geniale professore si è dato da fare e ha progettato un software in grado di riconoscere all’istante se un testo è stato copiato. Impresa non facile, dato che spesso i compiti sono il frutto di un sofisticato lavoro di collage, degno della precisione di un orafo cesellatore. Ma all’avanzatissimo software nulla sfugge: è infatti in grado di suddividere il testo in paragrafi, periodi e parole, realizzando poi una ricerca su internet per scovare eventuali similarità sospette. Un vero e proprio shock per i “copioni” amici della rete, che in lei avevano trovato un comodo salvagente per risparmiare tempo e fatica.
Quando individua un caso sospetto, il software messo a punto dal professor Sugimitsu invia automaticamente al docente una email con la “prova” che inchioda lo studente, con tanto di documento incriminato in allegato. Il programma è in grado di risalire ai siti consultati e rilegge al contrario l’albero genealogico dell’elaborato, fino alle più profonde radici. “Questo software sarà d’aiuto – spiega il professore nipponico – non solo ai docenti, sempre più frustrati da queste scorrettezze telematiche, ma anche agli stessi ragazzi, che saranno costretti a tornare a spremersi le meningi come un tempo”. Il programma, che utilizza le tecnologie impiegate dai traduttori automatici, verrà con tutta probabilità messo sul mercato l’anno prossimo. Sugumitsu racconta di aver iniziato lo sviluppo di questo software la scorsa estate, dopo aver “beccato” i suoi alunni con tesine pericolosamente simili, risultate poi scopiazzate dalla stessa fonte.
Questa promettente rivoluzione nasconde però qualche limite. “Potrà essere efficace rispetto ai compiti fatti a casa e alle tesi – spiega Carmela De Florio, docente di Diritto presso l’Istituto Tecnico per Geometri di Pisa – ma i ragazzi continueranno comunque a copiare durante i compiti in classe”. La professoressa, che insegna da 20 anni e ogni anno si ritrova a gestire in media sette classi, di “furbetti” in questi anni ne ha incontrati parecchi. “Se copiano me ne accorgo subito – racconta – non c’è bisogno di nessun software. Se il linguaggio è troppo forbito e la forma perfetta non c’è dubbio: quanto meno ha preso spunto da internet”.
Lei e i suoi colleghi considerano comunque questa invenzione una svolta importante per la scuola e la formazione dei ragazzi, soprattutto tenendo conto del suo possibile effetto deterrente. “Non sarà facile però – spiega – che tutti gli insegnanti riescano a trovare il tempo di ‘passare al setaccio’ ogni singolo compito. Correggere i lavori dei ragazzi, come immagino accada per le tesi di laurea, è un lavoro complesso, che richiede tempo, attenzione e la capacità di valutare gli elaborati caso per caso”. Ma qual è il modo migliore per fa sì che gli studenti non copino affatto? “Dar loro da fare dei compiti che implichino un lavoro di logica ed elaborazione personale – conclude l’insegnante – E’ questo l’unico modo per aggirare internet e l’ignoranza: chiedere ai ragazzi di dimostrare che hanno capito davvero, usando la testa”.


SARA FICOCELLI

Da “La Repubblica”

Categories: SCUOLA E DOCENTI

Vietato bocciare

Germania: La Pubblica Istruzione: i non promossi sottraggono fondi al bilancio
I messaggi agli istituti nei 16 stati della federazione: ottimizzare i risultati

 

BERLINO – “No alle bocciature, promozione garantita!”. “No alle insufficienze, la sufficienza garantita per tutti!”. Ricordate certi radicali, prevaricatori slogan antimeritocratici del Sessantotto e del movimento degli epigoni, il ‘77 pre-anni di piombo? Bé, quelle strane utopie oggi rivivono per paradosso dalla parte del potere politico, proprio nella ricca ed efficiente Germania. E’ un trend di fatto, che secondo Welt am Sonntag sta cambiando la vita scolastica: bocciare e quindi poi finanziare ripetizioni e classi di ripetenti, e permanenza più lunga degli studenti nelle scuole superiori, costa troppo.
L’ordine viene dall’alto, tacito e implicito, con e-mail dei ministeri della Pubblica istruzione dei sedici Stati della federazione tedesca, visto che non c’è un ministero nazionale. Il linguaggio delle e-mail è ostico burocratese, parla di “ottimizzare i risultati”, di “verificare in quali scuole si boccia di più”, e così via. Tradotto in chiaro, spiegano gli insegnanti: la consegna è non bocciare, o bocciare il meno possibile. Insomma, rieccoci a quaranta o trent’anni fa, alle idee estremiste: promozione garantita, allora in nome del no alle gerarchie, oggi in nome dei tagli ai costi.
Il problema è serio, perché il sistema scolastico tedesco è rigidamente selettivo, troppo secondo molti. Risale all’era del Kaiser, i golden years della rivoluzione industriale che modernizzò l’Europa. Si decide presto, in molti casi già dopo il quarto anno scolastico, chi va ammesso al Ginnasio (scuola superiore d’élite) e chi invece finisce alla Realschule o alla Hauptschule, scuole meno o per nulla qualificate. Ma poi la selezione continua: al ginnasio ogni anno le bocciature sono sessantamila.

Troppe, dicono i politici. L’Ocse, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la cooperazione e lo sviluppo economico, conviene. E tormenta la Germania e ogni altro Stato con raccomandazioni, consigli e direttive: bocciate il meno possibile, ogni bocciatura a causa dei costi di ripetizioni e classi supplementari vuol dire soldi sottratti al bilancio dell’istruzione. Messi alle strette dai poteri politici, presidi e professori in Germania si adattano inflessibili. Le peggiori insufficienze vengono corrette. Dal docente, o dal preside se il docente è in disaccordo. Così la media annuale delle bocciature è già vistosamente calata: dal 3,2 per cento degli studenti nel Duemila ad appena il 2,4 per cento l’anno scorso.
Non è finita: alcuni dei Bundeslaender, i sedici Stati della federazione, si spingono più in là. Berlino, capitale ma anche città-Stato, governata dalle sinistre, ha deciso che è possibile per gli insegnanti rinunciare a dare voti agli studenti fino all’ottavo anno scolastico. I voti discriminano, aprono troppo rischio di alzare muri tra candidati alla promozione e alla bocciatura. Non sono solo idee di sinistra. Nella ricca, borghesissima Amburgo, un’altra città-Stato, il governatore democristiano e i suoi alleati Verdi hanno concordato che fino al decimo anno scolastico nelle scuole pubbliche non si boccia.
È una rivoluzione strisciante: chi meriterebbe i voti peggiori si vede aiutato senza sforzi dal corpo insegnante per direttiva. Ha senso, per risparmiare soldi e tempo, quindi fondi per l’istruzione. Se abbia senso per la qualità dell’apprendimento, è un altro discorso. E nelle scuole, almeno secondo il reportage uscito ieri sulla Welt am Sonntag, non regna proprio un clima sereno: gli studenti si disimpegnano, si sforzano di meno, certi di passare l’anno comunque. I professori che vorrebbero continuare con la severità per incoraggiare di più i ragazzi a imparare, rischiano sanzioni dure. Non pochi di loro rilasciano interviste solo sotto falso nome e senza foto. L’estremismo di decenni fa si vendica forse così delle sue sconfitte: torna a diffondere paura.

Da “La Repubblica”

Categories: SCUOLA E DOCENTI

In Italia i compiti si fanno su Yahoo

Una quindicina di anni fa, per correggere una versione di latino, si telefonava al compagno di classe più bravo, oggi le traduzioni dettate al telefono sono state surclassate dall’interattività del web e in particolare da uno strumento, “Yahoo Answer”, creato per rispondere alle domande degli utenti, anche a quelle più strane. Il sistema è facile: basta porre una domanda in rete e subito chi in quel momento è collegato risponde, cercando di fornire una soluzione e correggendo quelle sbagliate. Chi risponde più velocemente o in modo più esaustivo guadagna dei punti in più rispetto agli altri; viene persino segnalata la “miglior risposta”.
E così, da un “Aiutino in italiano” ad un altro “Help, sono in para con la versione di inglese”, sono veramente tanti i messaggi di studenti che su “Yahoo Answer” si fanno correggere i compiti a casa. Versioni di latino, soluzioni ai problemi di matematica e geometria, questionati di storia: ogni pomeriggio il sito si trasforma in un vero e proprio centro di aiuto-compiti.
Cosa che in poco tempo ha scatenato le ire di quanti invece usano il programma per scambiarsi informazioni, curiosità, insomma che hanno concluso da un bel po’ la carriera scolastica e non ne possono più di trovare il sistema intasato da traduzioni di greco e problemi di fisica. La protesta raccoglie anche le critiche di chi non è d’accordo per principio, indignato dal fatto che gli studenti di oggi siano incapaci di fare i compiti da soli.
Scorrere col mouse tra un commento e l’altro è un vero spasso, un po’ per la fantasiosità dei nickname e un po’ per la vivacità del dibattito. A innescare la miccia un post fra i tanti, intitolato proprio “Perché Answers nel pomeriggio diventa un centro di aiuto compiti?”. A porre il quesito è “Cicciograna”, secondo il quale “a giudicare dalla qualità sintattica e grammaticale delle domande, invece di stare al PC a perdere tempo ed implorare qualcun altro di lavorare per loro, dovrebbero dare una bella ripassata ai testi di lingua italiana, perché si trova un campionario di orrori che ha dell’incredibile!”. La “miglior risposta” è quella di “Melancholia”, che chiede implorante di “non rispondere più a questi ragazzini… poi ci lamentiamo se l’Italia va a rotoli…”. Subito pronta la replica di “Chase Young”: “e allora. che c’è di male??? se uno la fa solo perché non ha voglia ok, però se non riesce a farli????”.

Non mancano però le eccezioni, come “Gianni93″, che dice che “sinceramente quando devo fare i compiti me li faccio da solo e non ho mai chiesto a qualcuno, specialmente su answer, di svolgerli per me…”, oppure “Calypso”, secondo la quale “se a scuola ascoltassero la lezione invece di messaggiare o fare filmini per youtube, forse answer non sarebbe intasato da liceali che chiedono traduzioni di latino”. Devil, tra il serio e il faceto, lancia un sassolino con un “siamo studenti, siamo studenti, siamo un mucchio di deficienti…”, mentre è più lucida l’analisi di “Peter”, secondo cui “i compiti hanno cercato di evitarli un po’ tutti… anche mio nonno ogni tanto mi racconta di aver cercato di evitare di non farli…. e penso che nel 26 fossero un po’ più severi…. ma ti appoggio il fatto che c’è una generale e disarmante ignoranza… ormai gli studenti se ne sbattono di tutto… del rispetto dell’insegnate… di chi lavora… e poi da adulti si lamentano di percepire uno stipendio minimo…. dovevano pensarci prima….”. Commenti di ragazzi che hanno in media meno di venti anni, pronti a difendersi e ad ammettere i propri errori. Il filo conduttore è per tutti lo stesso: la sincerità, talmente forte da risultare spiazzante. Il post di “Anna” punta l’accento su una questione interessante, che va oltre un semplice problema di intasamento della rete, chiedendo “Answer inibisce le capacità degli studenti?”. “Capita di vedere domande di geometria, matematica, letteratura, addirittura intere versioni di latino…. Spesso sono problemi o operazioni anche molto banali, che i ragazzi non solo non sanno risolvere, ma nemmeno hanno la voglia di guardare su un libro e cercare la regola da applicare!”. Secondo lei sarebbe più giusto che “questi ragazzi svolgessero i loro compiti invece che sbolognarli ai “più grandi”, che prontamente rispondono alle domande pur di accaparrasi 10 miseri punticini… Lasciamo che i ragazzi svolgano da soli i compiti!”. Il suo appello viene subito raccolto da “Ipazia”, una di quelle che sta dall’altra parte della barricata, quella di chi fornisce le risposte: “In linea di principio, sono d’accordo con quanto dici, anche se sono io stessa tra quelli che “passano” le versioni su Answers… predico bene e razzolo male, dunque”.

Sulla questione delle risposte “accaparra-punti” interviene “Stedeme”: “Ripeto x l’ennesima volta che secondo me, se uno risponde, non lo fa per i punti. Anche perché, alla fine, non si vince niente! Che senso avrebbe cercare ogni mezzo per accumulare punti??”. Mania di protagonismo, noia o semplice senso di solidarietà tra “Answeristi”: sono tante le ragioni che spingono gli utenti a rispondere agli studenti che chiedono aiuto per un compito di grammatica o di geometria. Con buona pace di quanti, invece, non solo non rispondono ma sono assolutamente contrari a questa nuova “moda”. E lo dimostra il coro unanime sollevato dalla timida domanda di “Magic Girl”: “Come faccio a finire in tempo i compiti per le vacanze?”. Risposta: “Spegni il pc e comincia a studiare”.

Da “La Repubblica”

Accordo etico dei professori d’italiano

8 Febbraio, 2008 lineaitalia Lascia un commento

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d’italiano e la riforma della Legge 153/71

(Articolo di Fabrizio Lorusso) 

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp).Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gli Interventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate. La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata  ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.

Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quo e si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei comitati esteri della società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione. Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale” (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico), da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti.

Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.

Categories: SCUOLA E DOCENTI

Scuola: tornano tabelline, italiano e storia

6 Settembre, 2007 lineaitalia 3 commenti

Meno progetti, più tabelline, più italiano, più grammatica e più sintassi. La scuola torna alle origini e lancia una nuova sfida: dare senso alla frammentazione del sapere. Per le tre «I» (inglese, impresa, internet) della Moratti, ex ministro dell’Istruzione, c’è tempo, prima di tutto bisogna imparare l’italiano, la matematica, la storia, le scienze, la geografia con nomi di fiumi, mari e monti compresi. Ecco la «controriforma» presentata dal ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Una scuola che intende «educare il sapere» non può ridurre tutto il percorso della conoscenza alla semplice acquisizione di competenze. «Nuove indicazioni per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione», un volume di un centinaio di pagine (30 centesimi a copia è il costo) che lascia sullo sfondo le tre «I» sarà inviato a tutte le scuole: in base ad esso vanno messi a punto i programmi di studio. La lista degli obiettivi indicata da Fioroni tiene conto degli orientamenti europei, ma è anche attenta ai contenuti più significativi della nostra tradizione culturale. E, allora, se nella scuola dell’infanzia (3-6 anni) si indicano tra i traguardi del ciclo lo sviluppo del senso dell’identità personale e la consapevolezza delle differenze, per i bimbi delle elementari uno degli obiettivi è favorire la formazione di una mentalità scientifica, a partire dallo studio delle tabelline. Lo studio della scienza della natura è visto in una prospettiva storica ed evolutiva con più sperimentazione e osservazione della realtà, mentre per la geografia avranno più importanza gli aspetti di tipo morfologico recuperando sin dalle elementari lo studio dell’Europa e del mondo collegandolo alla storia. La terza media sarà dedicata alla storia del Novecento, mentre un ruolo principe ha l’italiano da raccordare anche con altri linguaggi: arte o musica. Ruolo chiave a grammatica e sintassi, capacità di scrittura, di esposizione orale e di lettura. «Più italiano non significa meno inglese ma con la sintassi, la grammatica e la matematica c’è un’emergenza educativa» sottolinea Fioroni. Si conferma, anzi, lo studio dell’inglese fin dal primo ciclo e l’insegnamento obbligatorio di una seconda lingua straniera della Ue nella secondaria di primo grado. Spazio anche all’aggiornamento per l’uso di tecnologie informatiche con il Pc come strumento per raccogliere dati e produrre testi. Le «Nuove indicazioni» dopo una sperimentazione di due anni, saranno a regime dal 2009-2010: per la fase iniziale stanziati 36 milioni di euro come previsto dalla Finanziaria 2007. «Abbiamo spazzato via – dice Fioroni – la didattica di Stato, non compatibile con l’autonomia delle scuole. Abbiamo definito i criteri che una buona proposta didattica deve rispettare, ma non come devono lavorare i professori». Piace alla Cisl la controriforma di Fioroni «ma è necessario – dice Francesco Scrima, segretario della Cisl-Scuolariconoscere ai lavoratori il diritto al rinnovo del contratto». In polemica l’ex sottosegretario all’Istruzione di Fi, Valentina Aprea: «Attaccando le tre «I» Fioroni propone un modello di scuola conservatrice».
GIULIA SALVATORI
Da www.ilmattino.it