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Archivio per la categoria ‘LUOGHI COMUNI’

Halloween a Mar del Plata

8 Novembre, 2009 lineaitalia Lascia un commento

La festa di Halloween sta prendendo sempre più forza in Argentina, e soprattutto a Biltmore Center dove alunni e docenti l’hanno organizzata con molto entusiasmo. Infatti l’istituto durante la settimana di Halloween ha visto le aule piene di streghe e la famosa zucca. Questa festa ha origini antichissime, e si è tramandata e anche modificata attraverso le diverse culture; che ora è tipicamente una festa americana e canadese. Negli ultimi anni si sta anche diffondendo in Argentina, e sono i bambini che festeggiano il 31 ottobre con le tipiche caramelle. halloween

Luoghi comuni

17 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Gli stereotipi sulle persone delle varie nazionalità sono noti a tutti: italiani mangiaspaghetti e un po’ mafiosi, francesi snob e con la puzza sotto il naso, tedeschi duri e guerrafondai, inglesi arroganti e terribili in cucina, spagnoli che cantano appassionate canzoni d’amore; e poi statunitensi superficiali e vestiti in modo inelegante, giapponesi instancabili lavoratori e obbedienti, scandinavi liberissimi sessualmente ma chiusi e introversi di carattere, brasiliani tutti ballerini e calciatori, arabi commercianti, scozzesi tirchi, svizzeri precisi e puntuali come gli orologi che producono, slavi bevitori, cinesi piccoli… e tanti altri.Ancora di più sono i luoghi comuni “nazionali”: milanesi industriali, torinesi aristocratici ed eleganti (un po’ francesi, effettivamente), genovesi tenaci, bolognesi allegri e mangioni, toscani arroganti, romani volgari, napoletani pigri (pizza sole e mandolino), abruzzesi teste dure, sardi chiusi, siciliani gelosissimi delle loro donne: anche qui il panorama è infinito.
Ma anche la nostra cultura è piena di immagini stereotipate. All’estero moltissima gente immagina le famiglie italiane come famiglie numerosissime e piene di figli: e invece noi siamo la nazione europea che ha il tasso di natalità più basso (e per le strade italiane si vedono pochissimi bambini)Quando un pazzo dà fuoco a una casa o a una macchina subito i giornalisti lo chiamano “nuovo Nerone”: eppure il povero Nerone ha fatto tutto in vita sua, ma non ha dato fuoco a Roma, lo dice la maggior parte degli storici moderni.E la nostra geografia? Le nostre carte geografiche “eurocentriche” ci fanno immaginare l’Islanda come un’isola in alto a sinistra, sopra l’Inghilterra. Ma provate a guardare un mappamondo: l’Islanda è nell’Oceano Atlantico, a metà strada fra Europa e America!
Anche le nostre idee su alcuni personaggi sono condizionate da qualche stereotipo: ci immaginiamo Alessandro Magno atletico e imponente, ma doveva essere un piccoletto, alto tra 1,57 e 1,67 metri!E le famose “Colonne d’Ercole”: siamo sicuri della loro posizione sullo stretto di Gibilterra, fra Spagna e Marocco?E infine: quante persone sono disposte a accettare che l’autore dei famosi affreschi nella Basilica superiore di Assisi non è Giotto?

Da www.scudit.net

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Ascolto selettivo

15 Ottobre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

I treni italiani sono luoghi di confessioni di gruppo e assoluzioni collettive: perfetti, per un paese che si dice cattolico. Ascoltate cosa dice la gente, guardate come gesticola: è una forma di spettacolo. Dite che le due cose – confessionale e palcoscenico – sono incompatibili? Altrove, forse. Non in Italia.Siamo una nazione dove tutti parlano con tutti. Non è stata la modernità a cambiare la piazza del Sud, ma la piazza del Sud a influenzare la modernità italiana. Provate a seguire le conversazioni in questo treno diretto a Napoli (via Bologna, Firenze e Roma). Sono esibizioni pubbliche, piene di rituali e virtuosismi, confidenze inattese e sorprendenti reticenze. “Uno raggiunge subito una nota di intimità in Italia, e parla di faccende personali”: così scriveva Stendhal, e non aveva mai preso un Eurostar.
(da “IL TRENO” pagg. 85-86) Beppe Severgnini.Da www.latestadegliitaliani.it
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Usa, lingua italiana superstar

La famosa frase “Italiani: mafia, pizza e mandolino” (da pronunciare rigorosamente con accento newyorkese) con la quale spesso, all’estero, siamo simpaticamente apostrofati potrebbe presto sparire. Almeno dal pensiero comune degli statunitensi. Secondo i dati forniti dal consolato italiano a New York, infatti, sembra che negli ultimi anni ci sia stato un vero e proprio boom non solo verso la nostra cultura, la nostra storia, il nostro stile di vita. Ma anche verso la nostra lingua, che ha raggiunto vette decisamente inaspettate: si calcola, infatti, che l’Italiano, come lingua straniera studiata nei college e nelle high school, stia facendo concorrenza addirittura allo Spagnolo.
E “all’interno di questo trend positivo si colloca anche la decisione di distribuire ‘America Oggi’, il primo quotidiano in lingua italiana prodotto e stampato negli Stati Uniti – spiega il direttore Andrea Mantineo – a tutti gli studenti delle classi di scuola superiore che studiano l’Italiano”. In modo da creare, anche tramite internet, un ponte diretto con gli studenti del nostro Paese. Ma andiamo con ordine.

La diffusione dell’Italiano in Usa.
L’interesse che ruota intorno alla nostra lingua negli Stati Uniti ha subito una crescita esponenziale, soprattutto negli ultimi cinque anni. L’Italiano, infatti, si sta espandendo non solo come lingua veicolare, ma anche in termini di qualità degli studi letterari. Secondo una recente stima, il numero dei ragazzi americani che studia la nostra lingua a scuola è cresciuto fino a superare quota sessantamila. Trentamila nei soli stati di New York e Connecticut. E in generale c’è da aggiungere che mostre, proiezioni di film e iniziative culturali, ospitati all’interno di grandi musei, biblioteche e centri studi italiani negli Stati Uniti sono sempre molto seguiti (per non dire gremiti) da parte del pubblico Usa.
L’”Ap”. Il vero salto in avanti, spiega Alfio Russo, capo dirigente scolastico presso il Consolato italiano di New York, è avvenuto “dal settembre scorso, da quando l’Italiano è passato da semplice lingua curriculare a vera e propria lingua straniera annoverata tra quelle che negli Usa contano” (Spagnolo, Francese, Latino). Tramite un accordo, infatti, l’Italiano è entrato a far parte delle lingue dell’”Ap”, l’Advanced Placement Program. Si tratta di un programma per cui gli studenti dell’ultimo anno del liceo che frequentano le classi di italiano, se si iscrivono all’università a una facoltà in cui la nostra lingua straniera è tra gli insegnamenti curriculari, possono ottenere dei forti sconti, sia in termini di carico di lavoro (si saltano i corsi elementari e si passa direttamente a quelli avanzati) che economici (si acquisiscono in partenza già 15 crediti – ogni credito, nel sistema universitario Usa, costa circa 1500 dollari). “E così per la prima volta – continua Alfio Russo – quest’anno si svolgerà l’esame italiano dell”Ap’, e nei prossimi anni prevediamo un’ulteriore notevole crescita della diffusione e dello studio della lingua italiana tra gli americani; anzi, molto probabilmente ci sarà un afflusso talmente alto di studenti che probabilmente gli insegnanti madrelingua non basteranno”.
La testimonianza di una professoressa. “I miei studenti di terzo livello (quello intermedio, ndr) studiano molto vocabolario e molta grammatica”, racconta Maria Beatrice Morgese, insegnante della North Rockland High School Annex di Thiells, un centro in provincia di New York. “Ovviamente in classe non parliamo solo di verbi e pronomi – continua – ma i miei ragazzi sono anche molto interessati alla cultura italiana, alla letteratura, al cinema. E la cosa entusiasmante è che la maggior parte di loro ha l’intenzione di continuare gli studi di italiano anche all’università”.

Da www.repubblica.it

Il napoletano che cammina

Il napoletano non può concepire il piacere di passeggiare, se non è accompagnato da numerose soste. Ogni motivo è buono per una fermata: ma il migliore di tutti è l’incontro con un amico.
In altri paesi quando due si incontrano si lanciano un ciao, e scappano, ognuno per il suo verso. A Napoli è obbligatorio fermarsi e scambiare quattro chiacchiere anche quando non si ha nulla da dirsi. E generalmente non si ha mai nulla da dirsi.
Tizio e Caio  s’incrociano davanti alla vetrina di Van Bol; la zona è impraticabile per l’agglomerarsi di persone che parlano, non avendo nulla da dirsi.
Eppure Tizio e Caio scelgono proprio quella zona per svolgere questo intelligente dialogo:
- Oh, caro Tizio!
- Oh, caro Caio!
Stretta di mano e silenzio imbarazzante.
- Che bella giornata oggi!
- Magnifica! Se avessi un’automobile me ne andrei al Capo di Posillipo.
L’uomo evidentemente ignora che il filobus conduce al Capo di Posillipo.
Nuova pausa e nuova ripresa:
- Arrivederci Caio.
- Arrivederci Tizio.
Questo dialogo, con lievi modifiche, si ripete duemila volte al giorno nella zona davanti a Van Bol e in altre zone.
Per lungo tempo tentai vanamente di penetrare il significato di queste fermate e di questi discorsi. Poi approfondito lo studio del carattere napoletano, ho capito tutto. Tizio e Caio si fermano e parlano qualche minuto, perché ognuno spera che l’altro pronunci la bella frase:
-Andiamo a prendere il caffè!
Giacché una delle preoccupazioni più gravi del napoletano che passeggia è questa: trovare l’amico che offra il caffè o una sigaretta, o qualsiasi cosa, ma insomma offra. Il napoletano ama di essere regalato di qualche cosa, sia pure dell’amicizia e della servitù che qui si offre come una merce qualunque…

Gino Doria

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