Archivio

Archivio per la categoria ‘FESTE POPOLARI’

Il Palio della Balestra

26 Luglio, 2008 lineaitalia 1 commento

Il Palio della Balestra è la festa per eccellenza di Sansepolcro, che può a pieno titolo chiamarsi ” città della balestra”.
Il palio trae origine dalle esercitazioni militari con le quali il Comune teneva in esercizio le milizie cittadine, all’epoca in cui la balestra era quella ” mortiferam artem ” che Papa Innocenzo II proibì, peraltro inutilmente, almeno nelle dispute e guerre tra cristiani.
Infatti la balestra utilizzata nella difesa della città di Sansepolcro e giunta sino ai giorni nostri, non è l’arma leggera da spalla, più adatta all’attacco o alla caccia, ma il grosso balestrone da posta dalla potenza micidiale.Le esigenze della difesa erano particolarmente sentite in una terra di confine come quella di Sansepolcro, continuamente contesa dai Signori vicini. Da qui la necessità di armare i cittadini e di addestrarli costantemente, attraverso esercitazioni che assumevano spesso il carattere di gare e sfide.
Così la balestra , ancor prima di essere soppiantata nella difesa della città dalle armi da fuoco, è anche arma da torneo per una sfida – ” un esercitamento utile e bono “- che i cittadini del Borgo, valenti balestrieri, inseriscono nella festa principale della città, quella del 1 settembre dedicata ai Santi Fondatori Arcano ed Egidio.

E che la balestra sia inscindibilmente legata alla storia cittadina lo conferma una cronaca quasi ininterrotta di palii giocati in occasione dei principali avvenimenti cittadini, dalla consacrazione della Cattedrale a sede vescovile, alla concessione dell’ agognato titolo di città, alle visite dei Principi.
“Che si balestri il palio ” è dunque una sorta di filo rosso nella storia di Sansepolcro.
La fama di valenti balestrieri dei cittadini del Borgo richiama alla festa delle calende di settembre balestrieri da un vasto contado che va dall’Adriatico , al ducato di Urbino, all’ Appennino umbro e romagnolo.
Nel 1668, i rappresentanti della Comunità del Borgo approvano l’atto pubblico più importante riferito al Palio : i Capitoli da osservarsi nel tirare con le balestre , a conferma della rilevanza il palio aveva assunto e della necessità di codificare norme tramandate dalla tradizione e che ancora oggi regolano la gara.

Se il palio resta aperto a tutti i balestrieri, dall’inizio del ‘600 diventano però sempre più stretti i rapporti con la città di Gubbio, in un reciproco scambio di inviti in occasione delle feste patronali delle due città, poiché ” maggior gloria riporta il vincitore quando con homini esperti et famosi viene a cimentarsi”.
E sono questi uomini esperti e famosi che ancora oggi si cimentano nel Palio, che è giunto sino ai giorni nostri proprio come sfida esclusiva tra i balestrieri di Gubbio e Sansepolcro.

 

Dawww.comune.sansepolcro.ar.it

www.comune.sansepolcro.ar.it

I balli lisci

3 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Sul significato del termine LISCIO riferito al ballo si è discusso parecchio. Sono cinque le probabili origini del nome di questa danza:

1. I passi dei balli lisci sono eseguiti a contatto permanente col pavimento e quasi sempre in corsa o semi-corsa quasi a scivolarvi sopra. Il ballo liscio sarebbe quindi sinonimo di ballo scorrevole.

2. L’aggettivo liscio servì inizialmente a definire un tipo di Tango ripulito delle figure ritenute volgari e sconvenienti. In pratica, quando i maestri e gli organizzatori di gare decisero di trasformare il tango in un ballo da sala, si posero il problema di renderlo compatibile con i costumi della società e con la morale dell’epoca. Pertanto fu necessario limarlo, arrotondarlo, farlo diventare ‘liscio’. Di lì a poco il termine liscio fu usato per definire una tipologia di ballo.

3. Gli autori de L’ABC DEL BALLO Regazzoni, Rossi, Sfragano dicono: “Il liscio… è nato a Parigi, all’inizio del secolo. Indicava i passi più semplici del tango, in opposizione alle figure più complicate”.

4. L’ipotesi 4 ha un nesso logico con l’ipotesi 1. Si deve partire dalle terre di Romagna per ricondurre le radici del termine liscio. Valzer, Polka e Mazurka sono stati portati in Italia dalle dinastie europee dominanti. Non dobbiamo dimenticare infatti che i tre balli citati sono stati balli di massa e balli di Corte. Questi balli trovarono nell’area geografica che oggi chiamiamo Romagna l’ambiente ideale per proliferare, arricchirsi, abbellirsi… e diventare eterni. Liscio era quindi per le popolazioni romagnole l’insieme dei tre balli.

5. Il termine liscio è riferito alla musica e non al ballo. Secondo questa ipotesi il ritmo liscio è quello che si differenzia dal ritmo sincopato. Di conseguenza diventa liscio quel tipo di ballo antico costruito su ritmi contrapposti.

Attualmente abbiamo almeno quattro livelli di LISCIO:

1. Liscio Unificato che è riconosciuto come disciplina ufficiale: dall’ANMB unitamente a Ballo da Sala, dalla FIPD e dalla FITD autonomamente(queste due Associazioni, infatti, hanno scisso Ballo da Sala e Liscio unificato, facendone distinte discipline).
2. Liscio Romagnolo (riconosciuto come disciplina ufficiale con il nome Danze Folk).
3. Liscio Piemontese (riconosciuto come disciplina ufficiale con il nome Liscio Piemontese o Tradizionale).
4. Decine di figure liberamente create e ballate sulla tecnica del Liscio Unificato che non sono oggetto di alcuna catalogazione e che, pur non comparendo nelle gare, danno armonia a chi le esegue sulle piste e piacere a chi le osserva.
Perché il liscio si chiama UNIFICATO?
I tre balli di questa disciplina (Mazurka, Polka e Valzer Viennese) ebbero fin dal primo momento una larga diffusione sia nella nobiltà che tra la gente dei campi. A parte il Valzer che, in virtù del fatto che può essere ballato o girando a destra o girando a sinistra, ha conservato ovunque le sue caratteristiche, Mazurka e Polka subirono aggiustamenti e modificazioni differenti. Ad un certo punto si è imposta l’esigenza di fissare delle regole valide per l’intero territorio nazionale da parte delle Associazioni dei Maestri di ballo. Non è stato mai facile stabilire degli standard, in quanto si sono consolidate nel tempo vere e proprie scuole di pensiero in materia. Di qui la necessità di trovare una sintesi dignitosa e coraggiosa che ha portato a creare un unico metodo di ballo per questi due ritmi, in modo da poter giudicare le coppie gareggianti.
Da www.emmedance.altervista.org

Categories: FESTE POPOLARI Tag:

A tavola nel Feltrino: il fagiolo

8 Settembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Degustazioni, cultura, artigianato, mostre, musica e folklore. Questo e tanto altro ancora nella tre giorni in programma a Lamon, piccola cittadina del bellunese famosa per l’inimitabile legume.
Spegne diciotto candeline la manifestazione ‘A tavola nel Feltrino: il Fagiolo’. Una tre giorni, dal 14 al 16 settembre, che ogni anno propone sempre qualcosa di più e che spazia dalla gastronomia alla cultura. Il tutto per celebrare un preziosissimo fagiolo che nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento IGP. E sullo sfondo della grande kermesse un panorama d’eccezione: quello dell’altopiano di Lamon, in provincia di Belluno. Qui, nel 1532 di ritorno da Roma, l’umanista Pietro Valeriano porta un sacco di sementi, regalo di papa Clemente VII. Quei semi provenivano dal Nuovo Mondo, ma a Lamon trovano terreno e microclima ideali e la coltivazione diventa ben presto intensiva, tanto che nel giro di pochi decenni quegli stessi fagioli arrivano addirittura a Venezia e diventano piante ornamentali delle case dei nobili patrizi. Sono fagioli dalla buccia sottile, cremosi, morbidi e saporiti, della varietà Borlotto e si ambientano talmente bene che ne crescono quattro varietà: lo Spagnol, lo Spagnolet, il Calonega e il Canalino. Una fortuna per Lamon e il territorio circostante, soprattutto dopo il riconoscimento IGP. Come non rendere omaggio, quindi, a “sua Maestà” il fagiolo? La manifestazioni di quest’anno prende avvio alle 18 di venerdì 14 settembre. Sono in programma mostre di artigianato locale, convegni, musica dal vivo, dimostrazione degli antichi mestieri lamonesi, esibizioni di tamburini e sbandieratori, giochi di fuoco, spettacoli di strada, serate danzanti. Ma prima di tutto lui, il Fagiolo di Lamon, da gustare negli stand gastronomici allestiti nel centro di Lamon, da apprezzare nelle numerose ricette a lui ispirate, a crudo condito con cipolle, cotto nella tradizionale ‘pasta e fasoi’, reinterpretato dalla creatività dei grandi chef.
All’insegna del gusto e della tradizione, la grande kermesse si concluderà domenica 16 settembre. E dopo tanta bontà, il consiglio è quello di abbandonarsi alla bellezza del paesaggio che circonda il territorio di Lamon, tra il verde dei pascoli e in lontananza i profili rocciosi delle Dolomiti bellunesi.

Partita a scacchi di Marostica

La vicenda della Partita risale al 1454 quando Marostica era una delle fedelissime della Repubblica Veneta. Avvenne che due nobili guerrieri Rinaldo d’Angarano e Vieri da Vallonara, si innamorarono contemporaneamente della bella Lionora, figlia di Taddeo Parisio Castellano di Marostica e, come era costume di quei tempi, si sfidarono in un cruento duello.
Ma il Castellano, che non voleva inimicarsi alcuno dei due calorosissimi giovani e perderli in duello, proibì lo scontro rifacendosi anche ad un editto di Cangrande della Scala, e decise perciò, che Lionora sarebbe andata sposa a quello dei rivali che avesse vinto una partita al nobile gioco degli scacchi: lo sconfitto sarebbe diventato lo stesso suo parente sposando Oldrada, sua sorella minore.
L’incontro si sarebbe svolto in un giorno di festa nella piazza del Castello da Basso, a pezzi grandi e vivi, armati e segnati delle nobili insegne dei bianchi e neri in presenza del Castellano, della sua nobile figlia, dei Signori di Angarano e di Vallonara, dei nobili e del popolo tutto. Decise anche che la disfida fosse onorata da una mostra in campo di uomini d’arme, fanti e cavalieri e fuochi e luminarie e danze e suoni. Ecco dunque scendere in campo gli armati: arceri, balestrieri ed alabardieri, fanti schiavoni e cavalieri, il Castellano, la sua nobile corte con Lionora trepidante perchè segretamente innamorata di uno dei due contendenti, la fedele nutrice, dame, gentiluomini, l’araldo, il capitano d’armi, falconieri, paggi e damigelle, vessilliferi, musici, massere e borghigiani e poi ancora i bianchi e i neri con Re e Regine, torri e cavalieri, alfieri e pedoni e due contendenti che ordinano le mosse; tripudio infine con fuochi e luminarie secondo l’ordine del castellano.
E così oggi tutto si ripete come la prima volta, in una cornice di costumi fastosi, di corteggi pittoreschi, di gonfaloni multicolori, di marziali parate, di squisita eleganza e su tutto domina una nota di singolare gentilezza cui si è ispirata la rivocazione e questa torna a rivivere oggi quasi per miracolo di fantasia.
I comandi alle milizie vengono ancora oggi impartiti nella lingua della “Serenissima Repubblica di Venezia”.
Lo spettacolo, con oltre 550 figuranti, dura circa 2 ore.
Categories: FESTE POPOLARI Tag: