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Archivio per la categoria ‘CINEMA’

Fantozzi

14 Luglio, 2009 lineaitalia 1 commento

Il personaggio esordisce nel 1968 nella trasmissione che segna l’esordio televisivo di Paolo Villaggio, Quelli della Domenica, con il nome “Fantocci” e in seguito il nome viene cambiato in Fantozzi. Negli sketch di Quelli della Domenica, Villaggio era solito raccontare storie comiche e catastrofiche, col suo lessico particolarissimo, fondato sull’iperbole di cui il protagonista era spesso lo sventurato Fantozzi. Fantozzi era il cognome di un impiegato nella grande azienda (la Italsider) dove aveva lavorato Villaggio nonché il vicino di scrivania di quest’ultimo. Si faceva trascinare nelle iniziative dello stesso Villaggio, dal Fantozzi chiamato erroneamente “Selvaggio”, situazione che anticipa il ruolo di organizzatore di viaggi che nei primi due libri sarà di Fracchia e nei film e nei libri successivi diventerà di Filini.

Tra i colleghi di Villaggio e Fantozzi nei racconti sono presenti anche Fracchia e Filini, due personaggi che dopo una convivenza nei primi due libri, grazie a un’intuizione del regista Luciano Salce, a partire dal primo film si fonderanno e useranno il nome del secondo per evitare l’omonimia con un altro personaggio del comico genovese, l’impiegato Giandomenico Fracchia. Da questi racconti Villaggio scriverà dei racconti per l’Europeo, che verranno raccolti nel libro Fantozzi (1971, che viene tradotto in Europa orientale, in particolare nell’Unione Sovietica, dove Villaggio vince il premio Gogol come “miglior scrittore in cirillico”), al quale, visto il grande successo, seguirà Il secondo tragico libro di Fantozzi (1974), entrambi best seller in cui si può dire che Villaggio per la prima volta interpreta Fantozzi, visto che compare sulle due copertine vestito come il ragioniere in due racconti dei libri.

Nel 1975 esce il primo film, dal semplice titolo Fantozzi, tratto dai due libri (Fantozzi del 1971 ed il sequel Il secondo tragico Fantozzi del 1974, entrambi scritti da Villaggio) e diretto da Luciano Salce. Il film ha un grande successo, tanto che inizia una delle saghe più longeve del cinema italiano comico. Seguiranno infatti altri nove episodi: il secondo diretto ancora da Salce, dal terzo al nono sotto la direzione di Neri Parenti (il terzo, Fantozzi contro tutti, insieme a Villaggio), e l’ultimo (Fantozzi 2000 – La clonazione) con la regia di Domenico Saverni.

Tratto da wikipedia.

Categories: CINEMA

Cinema italiano all’Università di Mar del Plata

15 Luglio, 2008 lineaitalia 2 commenti

IL PIU’ BEL GIORNO DELLA MIA VITA

Un film di Cristina Comencini. Con Margherita Buy, Virna Lisi, Sandra Ceccarelli, Luigi Lo Cascio, Ricky Tognazzi, Jean-Hugues Anglade. Genere Drammatico, colore 102 minuti. – Produzione Italia 2002.

Viernes 18 de julio 15:30 hs

Aula Magna Silvia Filler – Laboratorio de Idiomas

J. B. Alberdi 2695

Entrada Libre y Gratuita

Irene vive nella vecchia villa in cui ha trascorso la vita. Ciò che più le dispiace è che i suoi tre figli non provino per quell’abitazione il suo stesso attaccamento. Sara, la figlia maggiore, dopo la morte del marito vive senza nuovi compagni preoccupata per l’incolumità del figlio Marco. Rita ha invece una bella casa, un marito che l’ama e due figlie, Silvia e Chiara. Ma la donna è insoddisfatta della sua vita tanto che, dalla nascita della secondogenita Chiara non ha più provato piacere nell’avere rapporti con il coniuge. Nella sua vita è entrato poi un veterinario che la affascina. Claudio, il terzo figlio, è un giovane avvocato che vive di nascosto dalla madre la propria omosessualità. Qualcosa però cambierà nella vita di ognuno e la piccola Chiara, che si prepara per la prima Comunione, ne sarà attenta testimone. Cristina Comencini ha realizzato quello che è sicuramente “il più bel film della sua carriera”. È un film che scava nei rapporti familiari e nella loro complessità con amore per i personaggi messi in scena ed è anche uno di quei rari casi in cui un film interamente scritto da donne non mette in scena personaggi maschili unidimensionali. Insomma, un film completo, a tratti crudele nell’esporre i grumi di tensione ma sempre attento e sensibile nel raccontare le difficoltà del vivere in due. Con una Virna Lisi davvero magistrale.

Universidad Nacional de Mar del Plata

Facultad de Humanidades

Laboratorio de Idiomas

Categories: CINEMA

I cento film italiani da salvare

28 Febbraio, 2008 lineaitalia 3 commenti

Monumenti dell’arte. Patrimonio di spettacolo e di costume. Tesori del nostro Novecento. Strumenti di riflessione. Testimonianza viva di cultura. Non parliamo di architettura, pittura o letteratura. Parliamo di cinema. E questa è già una bella novità: perché per la prima volta, in maniera organica, i film italiani vengono visti come un vero e proprio tesoro. Qualcosa da proteggere, da conservare, da far vedere ai giovani. Una commissione di esperti, rispondendo all’appello lanciato nel 2006 dalle Giornate degli Autori di Venezia, ne ha selezionati cento. O meglio, 101. In un arco temporale che va dal 1942 al 1978. Dall’alba del neorealismo agli anni di piombo.

Cento titoli, cento pellicole, una fetta enorme di creatività made in Italy. Guardando ai registi, su tutti prevale – e non poteva essere altrimenti – Federico Fellini. Con sette opere inserite in graduatoria: in ordine cronologico Lo sceicco bianco (1952), I Vitelloni (‘53), La strada (‘54), Le notti di Cabiria (‘57), La dolce vita (‘60), Otto e mezzo (‘63), Amarcord (‘74). Più un ottavo film in comproprietà: Luci del varietà, diretto nel 1950 a quattro mani con Alberto Lattuada (presente in classifica anche con Mafioso e La spiaggia).

In questa competizione tra i cineasti italiani più rappresentativi, al secondo posto, dietro Fellini, troviamo Luchino Visconti, con sei citazioni: Ossessione (1943), La terra trema (‘48), Bellissima (‘51), Senso (‘54), Rocco e i suoi fratelli (‘60), Il Gattopardo (‘63). Dopo di lui, l’indimenticabile Vittorio De Sica, con Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (‘48), Miracolo a Milano (‘51), Umberto D (‘52) e L’oro di Napoli (‘54). A pari merito, sempre con cinque film, un paladino del cinema d’impegno come Francesco Rosi, che piazza in classifica I magliari (1959), Salvatore Giuliano (‘62), Le mani sulla città (‘63), Il caso Mattei (‘72) e Cadaveri eccellenti (‘76).

Ma questo non vuole dire che la grande stagione della commedia all’italiana non sia presente in massa nella top 100. Anzi. E infatti, ex aequo con Rosi e De Sica, troviamo il grande Mario Monicelli, con i suoi Guardie e ladri (1951), Un eroe dei nostri tempi (‘55), I soliti ignoti (‘58), La grande guerra (‘59) e Un borghese piccolo piccolo (‘77). Dietro di lui, con quattro film, ci sono invece un grande maestro del neorealismo come Roberto Rossellini (con Roma città aperta, Paisà, Stromboli ed Europa 51) e un altro mito della commedia, Dino Risi (Poveri ma belli, Una vita difficile, Il sorpasso, I mostri).

Ma il cinema non è fatto solo di autori. E’ fatto anche di volti. Indimenticabili volti d’attore, interpreti straordinari, che hanno fatto la fortuna di registi e produttori. Nella classifica ci sono tutti, e con più di un film: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Totò. Perfino una maschera tragicomica come Paolo Villaggio, presente col primo Fantozzi.

E poi ci sono i volti femminili. Bellissimi, intensi. La Silvana Mangano di Riso Amaro, l’Anna Magnani di Roma città aperta, la Gina Lollobrigida di Pane amore e fantasia, la Sophia Loren di Una giornata particolare e di altre interpretazioni. In questo contesto, però, una citazione particolare la merita Stefania Sandrelli, presente con ben cinque film: Divorzio all’italiana (Pietro Germi, 1961); Io la conoscevo bene (Ettore Pietrangeli, ‘65); Il Conformista (Bernardo Bertolucci, ‘70); Novecento (ancora Bertolucci, ‘76); C’eravamo tanto amati (Ettore Scola, ‘74).

E infatti la diva è presente questa mattina, alla Casa del cinema, alla presentazione ufficiale dei cento film. Selezionati da una commissione di esperti, coordinati da Fabio Ferzetti a nome della Giornate degli autori, che comprende Gianni Amelio, Gian Piero Brunetta, Giovanni De Luna, Gianluca Farinelli, Giovanna Griffagnini, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Domenico Starnone e Sergio Toffetti. Scopo del loro lavoro: “Selezionare cento film da custodire, restaurare, proteggere. Come si fa con i beni culturali”.

Certo, come in ogni classifica che si rispetti, il gioco di chi non appare, un po’ inspiegabilmente, è inevitabile. Si potrebbero citare, tanto per fare degli esempi di grandi esclusi, La ciociara di De Sica; o Ecce Bombo di Nanni Moretti, uscito proprio nel 1978; o Ultimo tango a Parigi di Bertolucci, forse non preso in considerazione per il cast e le ambientazioni internazionali. Ma il bello delle graduatorie è anche questo.

Da www.repubblica.it

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Amici Miei

19 Gennaio, 2008 lineaitalia 4 commenti

Amici miei, unitamente ad altre famose pellicole dello stesso periodo, segna l’inizio di un ciclo nuovo e conclusivo di quel genere comico-cinematografico meglio conosciuto come commedia all’italiana.L’amarezza, il disincanto, la fine delle illusioni di benessere e le tensioni sociali che caratterizzano l’Italia degli inizi degli anni ‘70 fanno la loro comparsa anche in questo genere comico e di costume. La risata piena si vela di tratti malinconici e tristi, i personaggi rimangono comici ma diventano amari e patetici. Scompaiono definitivamente il lieto fine e il finale leggero o comunque umoristico e lasciano il posto alla precarietà di una condizione umana spesso senza prospettiva.Monicelli riprende in questa pellicola il tema della amicizia virile che aveva già trattato in alcuni film precedenti (I soliti ignoti, La grande guerra, L’armata Brancaleone) e che tornerà a trattare in lavori successivi. Il vincolo, la vitalità e la complicità del gruppo vengono proposti come risposta alle minacce esistenziali provenienti dall’ambiente, dal lavoro, dalla famiglia stessa. I membri del piccolo gruppo di amici vivono la contraddizione di una vita normale verso la quale sono assolutamente attratti (Il Melandri cerca insistentemente una donna, il Mascetti si abbandona costantemente ai sogni di nobiltà, il Perozzi vive pericolose avventure extra-coniugali) ma è fondamentalmente l’appartenenza alla banda che supplisce, con le sue dinamiche goliardiche, alla carenza delle quali sono vittime, fornendo così una soluzione, una via di fuga. Il gruppo reagisce nei confronti di ogni singolo membro che tenta di intraprendere una via solitaria e mette in atto tutta una serie di iniziative, compreso il dileggio, per ricondurlo a sé. Anche la morte, estremo atto solitario del Perozzi, viene vissuta in questa ottica e su questa originalità si accende il finale del film.

Tarapia tapioco come se fosse antani con la supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Ah, no? Non ci siamo capiti, e beh, pazienza!

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I maghi della computer grafica a Torino

6 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Da oggi Torino diventa la capitale della computer grafica. Arte sempre più raffinata ormai parte integrante del cinema, della pubblicità, del design, dell’architettura e ovviamente dei videogame. Fino a venerdì infatti, presso il Centro Congressi in via Nibo Costa e il Cinema Massimo a via Verdi, si alterneranno cento ospiti internazionali fra i quali quattro Premi Oscar in oltre sessanta fra conferenze, anteprime, tavole rotonde. Ecco cosa offre View Conference. Numeri che fanno impressione soprattutto in un Paese come l’Italia dove tutto ciò che è digitale viene guardato con sospetto. E invece proprio in Italia grazie a Virtual Interactive Emerging World, View appunto, godremo per quattro giorni di un punto di osservazione privilegiato sul futuro dell’intrattenimento.
Avere l’occasione di ascoltare Grant Major della Weta Digital ad esempio, autore degli effetti visivi di King Kong e premio Oscar per quelli di Il Signore degli Anelli: il Ritorno del Re, non capita tutti i giorni. Discorso valido anche per Sharon Calahan, mente creativa della Pixar, e per Lucia Modesto, direttrice tecnica della DreamWorks. O ancora per Peter Nofz, che racconterà la sua esperienza sul set di Spider-Man 3, per Parag Havaldar della Sony Pictures Imageworks pronto a illustrare le tecniche di motion capture adoperate nella saga di Beowulf, ultima fatica di Robert Zemekis, o per James Clyne, che racconterà il design concettuale e i processi digitali nel film Transformers.
Senza dimenticare gli altri tre Premi Oscar: da Christophe Hery della Industrial Light and Magic, massimo esperto mondiale nella creazione di personaggi digitali, a Ken Perlin inventore di un complesso algoritmo per simulare digitalmente fenomeni naturali, fino a Glenn Entis già al fianco di Steven Spielberg e Jeffrey Katzemberg alla DreamWorks e oggi dirigente della Electronic Arts, il più grande editore di giochi elettronici.
“I passi avanti che sono stati fatti nella grafica digitale negli ultimi dieci o venti anni hanno dell’incredibile”, spiega a Repubblica.it proprio Glenn Entis. “Basta far vedere qual’era lo stato dell’arte in questo settore nel 1997 e qual è il livello massimo raggiunto oggi per restare a bocca aperta. Eppure siamo ancora all’inizio. La varietà di espressioni che abbiamo visto affiorare sul volto di Gollum, il personaggio digitale di Il Signore degli Anelli, non è un punto di arrivo ma solo di partenza. E questo è vero anche per i videogame”.
E’ noto che James Cameron, il regista di Titanic, Terminator 2, Aliens e grande esperto di effetti digitali, sta lavorando a un nuovo progetto chiamato Avatar. Film ma anche gioco di ruolo di massa, che poi grazie agli utenti diventerà serial televisivo. Cinema e videogame sono due media che integreranno sempre di più quindi, malgrado gli sperimenti fallimentari sul genere di Tomb Raider con Angelina Jolie? “Sono due mondi completamente diversi per quanto apparentemente simili, almeno dal mio punto di vista”, risponde Entis. “Quel che succede online con i giochi di massa ha più a che fare con YouTube, Flickr, Facebook che con Hollywood. E’ dare alle persone gli strumenti per costruire il proprio ambiente digitale all’interno di una comunità, più che imporgli una visione univoca. Qualcuno ha sostenuto, secondo me a ragione, che si tratta di una sorta di ritorno alle origini dell’intrattenimento. Quando non c’era la divisione fra professionisti dell’intrattenimento e il pubblico, quando intrattenere apparteneva alla collettività”.
Un’idea interessante. Questo significa che, come hanno scritto in tanti ultimamente, che il cinema ha le ore contate? Che YouTube farà quello che la Rete ha fatto all’industria musicale? “No, non credo”, continua Glenn Entis. “Quel che è successo all’industria musicale è che il Cd non ha più senso di esistere, per motivi vari, non che la musica ha cessato di avere significato. Basta dare un’occhiata a quanto sono affollati i concerti. E penso che le sale cinematografiche siano ancora un luogo adeguato per guardare un film, che valga la pena andarci. Magari non per tutti i film, molti si vedono senza rimpianti anche sullo schermo piatto di casa, ma ancora per una parte consistente”.
Le star di Hollywood possono tirare un respiro di sollievo quindi? Shreck, Rete e videogame non stanno complottando per farle fuori quindi? “Per carità”, ride Entis. “Anzi proprio il cinema di oggi è la prova che il digitale offre della chance in più invece di ridurle, che uunisce dei mondi invece di distruggerli. E una manifestazione come View lo dimostra. Chi avrebbe detto anche dieci anni fa che ci saremmo trovati in più di cento, fra architetti, designer, tecnici degli effetti speciali, registi, game designer, tutti a parlare in fondo della stessa cosa”.
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