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Archivio per la categoria ‘CIBI E VINI ITALIANI’

Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria

22 Gennaio, 2008 lineaitalia 3 commenti

Vittoria in Sicilia è il piú giovane comune della provincia di Ragusa, ed ha una imposlazione urbanistica prettamente moderna con strade a reticolato che gli conferiscono l’aspetto di una grande scacchiera. La città fu fondata il 24 aprile del 1607 dalla Contessa Vittoria Colonna, ed è situata in una delle più vaste pianure della Sicilia, chiamata in tempi rmoti “Plaga Mesopotamica Sicula”, poiché è limitata da due fiumi, l’lppari e il Dirillo.

È famosa per la Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria. Un territorio con ampie fasce incontaminate, dal collinare al marino, ricche di fascino mediterraneo e di testimonianze capaci di soddisfare le esigenze di un viaggiatore curioso, sensibile e attento.L’itinerario comprende città dell’entroterra poste in zone collinari come Caltagirone, Chiaramonte e Ragusa e città come Vittoria, Acate, Comiso situate nella vasta Piana e, più giù ancora, IspicaPassando da Caltagirone colpisce il suo carattere di città della ceramica, per via della grande quantità di prodotti ceramici che decorano le case e i monumenti, delle cannate (brocche) da vino che qui sono prodotte sin dai tempi più antichi.

Una città dalla splendida e scenografica veste barocca, che come tante altre città comprese in questo percorso della Strada de Vino del Cerasuolo di Vittoria, dopo il sisma del 1693, diedero vita ad una serie di interventi a scala urbana che fanno di questo territorio uno dei più importanti del Barocco isolano e non solo; territorio dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Fonti: www.ragusa.net  www.stradacerasuolovittoria.it

Foto: www.antichivigneti.eu

Soppressata molisana

24 Ottobre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

La soppressata è un insaccato del tutto particolare, realizzato con carne scelta di maiale (lombo, capocollo) tagliata a mano a pezzi e conciata con sale, pepe in grani e peperoncino. È davvero uno dei salumi più ghiotti della norcineria molisana ed è prodotta su tutto il territorio regionale, anche se è particolarmente rinomata quella di Rionero Sannitico e Macchiagodena. La carne tagliata viene lavorata a mano, legata con lo spago, insaccata in budello naturale di suino e sottoposta a pressatura per due giorni. Viene quindi fatta asciugare in un locale riscaldato e aerato, per passare poi in cantina o in altro locale fresco e areato a completare la stagionatura, che dura cinque-sei mesi. Dopo la stagionatura, se il prodotto non è consumato subito, viene conservato in vasi di vetro sott’olio o sotto sugna oppure in cassoni contenenti grano, in modo da preservarne al meglio la fragranza.

Servire il vino agli ospiti

17 Ottobre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Il corretto servizio del vino agli ospiti a casa va compiuto senza applicare la regola del galateo, che prevede si debbano servire per prime le signore, ma servendo invece per primo l’ospite che si ritiene sia il più esperto e il miglior conoscitore di cose vinicole. Una volta ottenuto l’assenso e il giudizio positivo dell’ospite il vino potrà essere servito agli altri commensali, rispettando la canonica precedenza a tutte le signore, quindi agli uomini. L’ultimo ad essere servito sarà il padrone di casa, che si sarà occupato personalmente di versare il vino a tutti gli ospiti.

A tavola nel Feltrino: il fagiolo

8 Settembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Degustazioni, cultura, artigianato, mostre, musica e folklore. Questo e tanto altro ancora nella tre giorni in programma a Lamon, piccola cittadina del bellunese famosa per l’inimitabile legume.
Spegne diciotto candeline la manifestazione ‘A tavola nel Feltrino: il Fagiolo’. Una tre giorni, dal 14 al 16 settembre, che ogni anno propone sempre qualcosa di più e che spazia dalla gastronomia alla cultura. Il tutto per celebrare un preziosissimo fagiolo che nel 1996 ha ottenuto il riconoscimento IGP. E sullo sfondo della grande kermesse un panorama d’eccezione: quello dell’altopiano di Lamon, in provincia di Belluno. Qui, nel 1532 di ritorno da Roma, l’umanista Pietro Valeriano porta un sacco di sementi, regalo di papa Clemente VII. Quei semi provenivano dal Nuovo Mondo, ma a Lamon trovano terreno e microclima ideali e la coltivazione diventa ben presto intensiva, tanto che nel giro di pochi decenni quegli stessi fagioli arrivano addirittura a Venezia e diventano piante ornamentali delle case dei nobili patrizi. Sono fagioli dalla buccia sottile, cremosi, morbidi e saporiti, della varietà Borlotto e si ambientano talmente bene che ne crescono quattro varietà: lo Spagnol, lo Spagnolet, il Calonega e il Canalino. Una fortuna per Lamon e il territorio circostante, soprattutto dopo il riconoscimento IGP. Come non rendere omaggio, quindi, a “sua Maestà” il fagiolo? La manifestazioni di quest’anno prende avvio alle 18 di venerdì 14 settembre. Sono in programma mostre di artigianato locale, convegni, musica dal vivo, dimostrazione degli antichi mestieri lamonesi, esibizioni di tamburini e sbandieratori, giochi di fuoco, spettacoli di strada, serate danzanti. Ma prima di tutto lui, il Fagiolo di Lamon, da gustare negli stand gastronomici allestiti nel centro di Lamon, da apprezzare nelle numerose ricette a lui ispirate, a crudo condito con cipolle, cotto nella tradizionale ‘pasta e fasoi’, reinterpretato dalla creatività dei grandi chef.
All’insegna del gusto e della tradizione, la grande kermesse si concluderà domenica 16 settembre. E dopo tanta bontà, il consiglio è quello di abbandonarsi alla bellezza del paesaggio che circonda il territorio di Lamon, tra il verde dei pascoli e in lontananza i profili rocciosi delle Dolomiti bellunesi.

Cannoli siciliani

4 Settembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

I cannoli siciliani sono con ogni probabilità il più famoso è tipico prodotto dell’arte dolciaria siciliana: un vero peccato di gola per i buongustai che non possono resistere alla tentazione di provarlo. Il cannolo è un dolce costituito da un involucro cilindrico di pasta fritta, farcito con un impasto di ricotta, zucchero e frutta candita a piacere. È una tipica specialità siciliana, l’antica ricetta della quale è uscita dalla clausura di un convento palermitano, come molti dei dolci fatti in questa splendida regione.Il nome proviene dal volgare latino dell’arbusto “canna”, con fusto cilindrico vuoto, il quale anticamente serviva per vari usi ordinari. Uno scherzo, come si suol dire, da preti, nato in un dimenticato monastero e successivamente propagato dalla pasticceria palermitana: un motteggio carnevalesco del tempo faceva uscire da un rubinetto (cannolo in siciliano, il termine molto antico e riscontrato in documenti che attestano il significato della parola canna, la quale serviva da cannella per abbeveratoi e fontane) crema di ricotta invece dell’acqua. Insomma il nome è tutto dire.
Ingredienti necessari per 4 persone:500 grammi di ricotta fresca, 270 grammi di zucchero, 150 grammi di farina, 20 grammi di cacao in polvere, 20 grammi di burro, 1 uovo, 1 cucchiaio di marsala, 1 cucchiaio di amido, 1 bicchiere di latte, zuccata, scorza d’arancia, cioccolato a pezzi, zucchero a velo, pistacchi, olio extravergine d’oliva.
Preparazione:Per prepare la pasta fritta dobbiamo impastare la farina, il cacao, 20 grammi di burro, l’uovo, lo zucchero ed aggiungere poi il cucchiaio di Marsala per dare corposità all’impasto. Una volta che il nostro impasto sarà omogeneo dobbiamo farlo riposare per circa un’ora. Dopodichè dobbiamo spianarlo con un mattarello e fare con l’aiuto di un oggetto tagliente dei quadrati di una decina di centimetri da avvolgere diagonalmente attorno a tubi di latta o utensili equivalenti che resistano alla frittura: quindi bagnamo le estremità per farle aderire agli utensili e friggiamo in olio abbondante. Appena i quadrati di pasta fritta saranno di color dorato, dobbiamo farle asciugare e lasciar raffreddare per poterle staccarle dagli utensili metallici.A questo punto ci manca il ripieno: dobbiamo prendere la ricotta e passarla al setaccio aggiungendo gli ingredienti rimasti ossia: l’amido, il bicchiere di latte, lo zucchero, i pezzetti di pistacchio, di zuccata e di cioccolato. Decorariamo a piacere ogni singolo cannolo con della scorza d’arancia candita e dulcis in fundo spolveriamo con abbondante zucchero a velo. I nostri cannoli sono pronti da gustare e faranno un figurone sulla vostra tavola e per tutte le vostre festività, perché questo dolce non è semplicemente buono da mangiare, ma nasconde dentro di sé una lunga storia che si ripercorre ogni volta che si assaggia il suo fantastico ripieno morbido e dolce. Chi non l’avesse mai assaggiato è invitato a farlo il prima possibile, per sapere davvero cosa si è perso.