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Archivio per la categoria ‘BILINGUISMO’

Dolore e perdita negli emigranti italiani in Argentina

21 Novembre, 2008 lineaitalia Lascia un commento

PROGETTO DI RICERCA

INDAGINE QUALITATIVA

 

DOLORE E PERDITA NEGLI EMIGRANTI ITALIANI IN ARGENTINTA E NEGLI EMIGRANTI ARGENTINI IN ITALIA

 

Dott.ssa Erika Garimanno1

Dott. Orlando Calo2

Nell’inquadramento del Gruppo “Psicologia e morale”, della Facoltà di Psicologia dell’Università Nazionale di Mar del Plata, si stanno sviluppando diverse linee di ricerca che, oltre alle singole caratteristiche, convergono in un obiettivo maggiore: descrivere ed analizzare le differenti posizioni degli individui in relazione al corpo normativo.

Il progetto principale, denominato “Fattori psicologici nella costituzione della moralità. Istituzioni e posizioni soggettive”, ha lo scopo di studiare la posizione soggettiva attraverso l’osservazione di tre tipi di relazione: 1) quella che l’individuo stabilisce con l’Altro, (inteso come rappresentazione che sintetizza il quadro normativo culturale e i suoi rappresentanti), 2) quella che stabilisce con gli altri (intesi come simili, come pari) e 3) quella che stabilisce con sé stesso, (nel senso in cui Foucault propose nella sua analisi dell’Etica)

In tali relazioni si mettono in gioco sia posizioni soggettive sia processi cognitivi; questi, in entrambi i casi inconsci e consci, interagiscono tra loro a seconda delle caratteristiche particolari di ogni singola biografia. Per poter analizzare queste relazioni ed il valore che esse possiedono per la formazione morale, si utilizzano interviste di storie di vita (Saltalamacchia), esaminate come narrazioni (Bruner), alla ricerca di indicatori verbali e non verbali che permettano di caratterizzare i diversi tipi di posizioni.

Un aspetto centrale della ricerca è lo studio delle particolari modalità in cui le diverse istituzioni formative (famiglia, scuola, istituti di minori) amministrano la giustizia, con speciale attenzione al tipo di sanzioni correttive preferite ed a loro effetto sugli individui in formazione.

I distinti progetti che fanno parte dell’intera ricerca volgono l’attenzione ad aspetti particolari dell’argomento centrale, come ad esempio:

  • uno studio comparativo dei tipi di sanzione disciplinare che genitori di distinte generazioni considerano appropriati o inappropriati per i loro figli
  • uno studio simile al precedente che studia le preferenze dei docenti di distinte generazioni
  • una ricerca esplorativa sul fenomeno del bullismo, secondo la prospettiva delle tre relazioni soggettive descritte sopra
  • un’analisi di storie di vita di giovani che hanno commesso reato, orientata all’identificazione, all’interno della narrazione, di indicatori di assenso soggettivo relativo alla punizione.

Menzione speciale merita una linea particolare che verte sullo studio della posizione soggettiva degli emigranti italiani di fronte alle normative legali ed abitudini che trovano nel paese che li riceve, analizzando le problematiche psicologiche interculturali (pregiudizi, stereotipi,adattamento, integrazione, shock culturale, competenza interculturale) come si sintetizza di seguito:

Ricerche precedenti (Garimanno 2008), dirette ad esplorare fenomeni di bilinguismo, hanno rilevato un marcato fenomeno di alternanza linguistica (code switching), tra la lingua materna (L1) e quella del paese nel quale si emigra (L2). E’ emersa l’evocazione di molti ricordi chiave, espressi in L1 che risultavano irraggiungibili con l’intervista svolta nella seconda lingua. Guidati in parte dagli studi antecedenti, ci proponiamo ora di esplorare i tipi di posizione soggettiva adottata dagli emigranti italiani rispetto alle diverse normative – legali e morali, esplicite o tacite – che riscontrano vivendo in Argentina. Utilizzeremo storie di vita raccolte con interviste individuali ad emigranti adulti, residenti in Argentina da almeno tre anni.

Obiettivi del progetto

  • Approfondire la ricerca centrata sul vissuto di dolore e perdita sperimentato lontano dal proprio Paese
  • Identificare e descrivere i tipi di posizione soggettiva degli emigranti (italiani e argentini) nei confronti delle norme legali e morali dei due paesi
  • Ricercare ipotesi da verificare in ricerche future, circa la presenza di variabili causa-effetto relative a benessere psicologico e lutto emigratorio
  • Esplorare delle dinamiche psicologiche migratorie in una prospettiva di interscambio tra due Paesi: Italia e Argentina
  • Esplorare eventuali convergenze e divergenze di due processi migratori che presumono la stessa distanza culturale: italiani in Argentina, e argentina in Italia.

3. Metodologia e modalità di riccerca

La metodologia di intervento sarà non sperimentale, osservazionale, con studio di casi singoli. Utilizzando un approccio ermeneutico si osserverà, senza ipotesi preliminari, in che modo gli emigranti percepiscono il dolore e la perdita nella loro esperienza migratoria.

Lo studio dei casi singoli è stato scelto perché permette di usare molteplici fonti di dati e di investigare un fenomeno attuale (il lutto migratorio) nel suo contesto naturale (esperienza migratoria).

Oltre alle interviste ed una griglia di dati demografici, verrà presentato, ai cittadini italiani emigrati in Argentina e ai cittadini argentini emigrati in Italia, un questionario a risposte aperte per stimolare i partecipanti a percepire ed esprimere la propria esperienza.

Verranno infine comparati e interpretati i dati di entrambe le popolazioni.

 

1 Psicologa (Universidad Nacional de Mar del Plata, Argentina); ricercatrice del Gruppo “Psicologia e Morale”, esperta in questioni migratorie e di psicologia transculturale. erikagarimanno@gmail.com

2 Psicologo- Psicoanalista (Universidad Nacional de Mar del Plata, Argentina); direttore del Gruppo “Psicologia e Morale” ocalo@mdp.edu.ar

Categories: BILINGUISMO, PSICOLOGIA

La comunicazione interculturale negli emigranti italiani in Argentina

20 Novembre, 2008 lineaitalia Lascia un commento

L’incremento negli ultimi decenni dei movimenti migratori in tutto il mondo, può osservarsi anche nel nostro paese e costituisce un fenomeno con effetti psicologici considerevoli che giustificano il suo studio scientifico. Questa presentazione forma parte di una ricerca più vasta sui fattori psicologici che intervengono nella formazione morale degli individui e ha ricerche previe effettuate sull’impatto del  bilinguismo nella clinica psicologica e psicoanalitica come presupposto. Questa nuova fase di studio ha un carattere esplorato rio e si propone esaminare le posizioni soggettive che adottano gli immigranti italiani di fronte alle svariate normative, legali e morali, esplicite o tacite, con le quali si confrontano emigrando in Argentina. Lo strumento metodologico utilizzato è l’analisi semiotico, con una prospettiva psicolinguistica, del materiale verbale raccolto in interviste e storie di vita con individui italiani adulti emigrati in Argentina, con un tempo medio di residenza di 3 anni. Le interviste si realizzano nella lingua più comoda per l’intervistato e l’analisi del discorso tenta di palesare indicatori che permettano interpretare eventuali ostacoli linguistici, pregiudizi, stereotipi, adattamento, integrazione e lo shock culturale che questi soggetti avvertono nei processi di acculturazione.

Sin dalle prime analisi realizzate emerge prima una innegabile manifestazione  alternanza linguistica (code switching) tra L1 L2 e i dialetti regionali. Il risultato è la rievocazione di molti ricordi centrali che si mostrano irraggiungibili mentre l’intervista si realizza nella seconda lingua. Si rimane quindi in attesa di nuovi risultati che aumentino la conoscenza in materia.

Il trasferimento all’estero comporta un cambiamento radicale che avvolge totalmente la nostra persona, lungo il continuum che va dall’ambito professionale a quello più intimo e familiare.

I vantaggi sono noti ma affinché questi siano realmente tali non si può trascurare la grande fonte di stress che ne consegue.

Non tutti reagiscono nello stesso modo. La risposta di ognuno di noi è soggettiva poiché, fortunatamente, ognuno ha una propria identità personale.

Questo gruppo di ricerca (Factores psicológicos en la constitución de la moralidad. Instituciones y posiciones subjetivas. Direttore: Calo, Orlando Victorio ) ha deciso di affrontare le problematiche psicologiche en interculturali ( pregiudizi, stereotipi,adattamento, integrazione, shock culturale, competenza interculturale) con l’aiuto della psicologa Erika Garimanno, che metterà a disposizione la sua esperienza per ascoltare e consigliare chiunque dei connazionali ne facesse richiesta, previo contatto via e-mail, all’indirizzo:erikagarimanno@gmail.com 

Categories: BILINGUISMO, PSICOLOGIA

Facile dire bilinguismo, più difficile è spiegarlo

19 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento

Il concetto di bilinguismo è un concetto difficile da spiegare, interpretare, studiare. Si pensa comunemente che la persona bilingue bilanciata sia dotata d’una doppia competenza, domini cioè allo stesso modo due lingue differenti, ad esempio francese e inglese, o inglese e giapponese, o ancora italiano e sardo. Tuttavia, a guardar bene tutta una serie di problemi fanno riflettere gli studiosi delle lingue e della psicologia del linguaggio sulle difficoltà che pone una così banale definizione. Prima di tutto è difficile verificare mediante dei test ben ponderati se il parlante sa veramente gestire allo stesso modo le due lingue, che possono essere per conformazione ricche (italiano e sardo) o lontane (inglese e giapponese). Ora, un fatto che spesso è emerso da queste verifiche psicolinguistiche è che raramente un parlante usa o sa usare due lingue con la stessa padronanza in tutti, assolutamente tutti gli stessi contesti. Nei contesti più familiari (ad es. parlando del mangiare, della casa, delle esperienze quotidiane) la resa sembra essere identica, ma quando i contesti sono più specifici (le tasse, lo studio, la professione) una pare sopravanzare l’altra. Un dato curioso che conferma questa disparità fra due lingue apparentemente equi funzionali è fornito dalle patologie cerebro-vascolari: un afasico bilingue che ha subito un trauma cranico e che prima parlava spontaneamente catalano e spagnolo può parlare dopo la lesione soltanto catalano, non più spagnolo. Ma perché due lingue che sembravano essere due L1 o madrelingue possono differire nelle loro prestazioni? Alcuni studiosi sostengono che per soddisfare questa domanda bisogna chiedersi prima più cose: quando s’è cominciato ad acquisire le due lingue, e come?; quale grado di familiarità esiste nella mente del parlante per la prima e per la seconda lingua?; infine, quale atteggiamento mostra il parlante per ciascuna delle due lingue? Per quanto riguarda la prima domanda, sembra regnare unanimità sul fatto che prima s’impara la lingua (da 0 a 36 mesi) e più possibilità si hanno di padroneggiarla come una lingua nativa o materna (L1). Dopo i 4 anni chi impara una lingua lo fa seguendo un’altra strada, meno redditizia, e la lingua che apprende somiglia una seconda lingua o lingua straniera (L2). Si possono discriminare in questo modo i bilingui precoci (early bilinguals: con due L1 acquisite sin dalla nascita), dei parlanti fluenti di una seconda lingua (fluent second language speaker: una L1 acquisita prima dei 3 anni e una L2 appresa dopo i 3-4 anni). Il secondo quesito, riguardante la familiarità, implica una maggior dimestichezza di una lingua in alcuni settori, e della seconda in altri. Poiché si presuppone che per diventare bilingui ciascun genitore abbia sempre parlato la propria lingua (one parent one language è la formula magica!), è chiaro che il grado di familiarità con i settori cognitivi e del sapere sarà diverso. Il terzo quesito è più psico-sociale: si può amare di più una lingua di un’altra, per motivi esperienziali, di studio o semplicemente sociali. Elias Canetti rammentava sempre nelle sue conferenze che quando pensava alle esperienze della sua infanzia i suoi pensieri non ammettevano nessun’altra lingua che non fosse la materna. Per altri scrittori, fra cui tanti sardi illustri, la lingua che vinceva col tempo e guadagnava più affetto era quella socialmente più elevata e prestigiosa, in Sardegna l’italiano. Compendiando i risultati delle tre domande poste prima, possiamo dire che il parlante bilingue bilanciato (con due L1) è una persona che quando parla può “automaticamente” (in un modo procedurale che somiglia all’abitudine a guidare o accendersi una sigaretta) passare da una lingua all’altra, tradurre come un computer qualsiasi concetto nei due sistemi in competizione, sentirsi a suo agio parlando o scrivendo l’una o l’altra lingua. Viceversa, chi non possiede un bilinguismo perfetto, ma sa più una lingua di un’altra, in questa seconda i suoi riflessi saranno meno automatizzati, e perciò più sottoposti a continua verifica (egli si varrà perciò d’una più estesa competenza metalinguistica, chiedendosi se la struttura utilizzata sia adeguata o meno), ma soprattutto egli utilizzerà altre strategie sostitutive per comunicare, utilizzerà maggiormente la competenza pragmatica. La mente del bilingue è complessa, e in parte lavora diversamente da quella del parlante monolingue. Un dato ormai accertato è che la competenza bilingue, come quella monolingue, sia serbata nell’emisfero sinistro. Un altro dato, anch’esso acquisito è che il bilinguismo favorisca il potenziamento di altri schemi cognitivi (memoria, attenzione) e di tecniche che agevolino l’apprendimento di lingue straniere. Ma com’è la situazione sarda alla luce di questi dati? In primo luogo, poco sappiamo sul numero di parlanti, e soprattutto sulla loro competenza multipla. Per avere qualche dato significativo occorrerà condurre dei test molto ben predisposti. Come ricorda Michel Paradis, uno dei più noti studiosi del bilinguismo, uno degli errori più frequenti nelle inchieste sul bilinguismo concerne la traduzione delle parole (come tradurre lavoro in sardo?: traballu), partendo dal presupposto errato che il significato condiviso sia del tutto uguale. In realtà, occorre sempre precisare che i significati nelle due lingue possono anche differire minimamente (in sardo c’è anche faina, che è un lavoro non retribuito). In secondo luogo, occorrerebbe studiare i processi di acquisizione del sardo nei primi anni di vita presso quelle famiglie (sicuramente poche ormai), in cui almeno uno dei due genitori parli sempre sardo coi figli. Soltanto in questo modo sapremo come imparano la L1 i Sardi, e quali strutture non appartengono alla L1, ma sono proprie d’una L2. Introdurre il bilinguismo è un compito arduo che, per quanto riguarda la Sardegna, richiede ancora la ricerca e lo studio sulla natura e la densità del processo.
Eduardo Blasco Ferrer

Da www.sotziulimbasarda.net

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Psicololgia dell’emigrazione

18 Novembre, 2007 lineaitalia Lascia un commento
L’esperienza dell’emigrazione non ha una rilevanza solo sociale ma anche emotiva. Il distacco dal proprio paese infatti, può avere una duplice conseguenza al livello psicologico: esso può costituire uno shock culturale oppure mostrare grandi capacità di adattamento. L’immigrato in terra straniera diventa anche straniero a se stesso in quanto solitudine, isolamento ed estraneità diventano momenti di vera e propria crisi di identità. Gli atteggiamenti con cui l’emigrato affronta l’allontanamento sono la nostalgia e l’idealizzazione del suo vecchio mondo.La psichiatria attribuisce la causa di ciò ad un atteggiamento protettivo di “ scissione dei sentimenti” che chi parte compie al fine di attenuare gli effetti dolorosi derivanti da ansia, tristezza, dolore, nostalgia e speranza. Difatti se tale scissione non dovesse riuscire si avrebbe uno stato di ansia confusionale. Come affermava Winnicott l’emigrazione è la interruzione della continuità dell’esistenza. Chi invece è dotato di sufficienti capacità di elaborazione dell’esperienza può superare questa crisi e anzi trovarne giovamento. Duplice l’atteggiamento che si può avere nei confronti dell’allontanamento: ocnofilia e filobatismo. Il primo è l’atteggiamento di coloro i quali tendono ad aggrapparsi a ciò che è stabile e sicuro e lasciano difficilmente le proprie abitudini; i filobatici tendono a cercare piacere nelle avventure e nelle emozioni nuove essendo così più inclini alle esperienze dell’emigrazione.
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