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Archive for Marzo 2008

Trema la terra in Liguria e in Toscana


LA SPEZIA – Scuole evacuate, gente per la strada, sirene dei pompieri. Tra la Spezia e Massa Carrara sono stati momenti di terrore. Una scossa di terremoto di magnitudo 4,1 è stata avvertita stamane alle 10.19 al confine tra la Liguria e la Toscana. L’epicentro è stato localizzato tra i comuni di Rocchetta di Vara, Zignago e Calice al Cornoviglio in provincia della Spezia e Zeri in provincia di Massa Carrara. La scossa di terremoto è stata avvertita distintamente anche lungo la costa fino al confine con la provincia di Genova.

Dalle verifiche effettuate dalla sala operativa del dipartimento della Protezione civile non risultano al momento danni alle persone o alle cose ma la paura tra le gente è stata tanta. “Io vivo a Salvatore di Cogorno”, spiega una donna. “Ero in cucina, appoggiata ad un mobile. Prima ho sentito un gran rumore; poi il pavimento ha iniziato a tremare e il lampadario oscillava. Ero terrorizzata: non sapevo cosa fare. E’ stato terribile: è durato parecchi secondi, forse anche dieci. Quando la terra si è fermata, sono scesa in strada e ho incontrato altra gente come me spaventata. Per fortuna stavamo tutti bene ma eravamo terrorizzati”.
Da “La Repubblica”

Categories: ATTUALITÀ

È tornata Francesca

Con gli auguri di una Felice Pasqua per tutti, Francesca Alderisi dà inizio alla sua prima puntata di “Pronto Francesca”. Come non poteva essere altrimenti il punto di partenza lo dà la sigla con una bellissima canzone di Raffaella Carrà e una Francesca molto felice con la città di Roma che la guarda incuriosita per vedere la prima puntata del primo “programma TV” per gli italiani all’estero via internet.

In questa prima puntata, piena di emozione, Francesca saluta dalla sua stanza di lavoro, dove trascorre praticamente tutta la sua giornata per rispondere alle tantissime email che arrivano da ogni parte del mondo, e telefona ad una telespettatrice che abita negli Stati Uniti.
L’idea di Francesca , infatti, è quella di ritrovare un dialogo più diretto con il suo pubblico nel “salotto mondiale” come lo chiama lei.
Sono sicuro che questo sarà il punto di partenza per qualcosa di più grande, perché Francesca lo merita dopo 7 anni di lavoro per il suo “Sportello Italia” su Rai International e per dimostrare che le ingiustizie prima o poi si pagano. Per quello sono convinto che chiusa una porta, si apre un portone.
I miei complimenti.
Marcelo C. Martino

Categories: ATTUALITÀ

L’origine del simbolo @ chiocciola

 

Il segno @, presente come separatore negli indirizzi di posta elettronica, detto anche a commerciale sulla scorta dell’uso anglo-americano di commercial at, per riferimento all’ambito in cui è stata a lungo impiegata, è indicato nell’italiano comune, ancorché legato al settore specialistico dell’informatica, dalla voce chiocciola. Questa forma è presente in ZINGARELLI già nell’edizione 1998, in GRADIT 2000, glossata come gergale, in DISC a partire dall’edizione 2003 come nome comune, ma con riferimento al settore informatico, e in Devoto-Oli 2002-2003 (mentre non era presente nell’edizione 1996) senza glosse. Ovviamente la voce trova la sua motivazione nella forma che ricorda la spirale della conchiglia del mollusco; la forma del resto aveva già motivato l’uso del termine nella grafica per indicare un ‘fregio a forma di chiocciola’ come attesta il GDLI 1961-2002 che cita Tommaso Garzoni (La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia 1601, 1585 prima ed.).

Per l’inglese at, che ZINGARELLI, a partire dall’edizione 2000, DISC e Devoto-Oli danno come sinonimo di chiocciola – il solo ZINGARELLI dà anche a commerciale – è indicata la data di ingresso nella nostra lingua nel 1986 da DISC, 1996 in ZINGARELLI e fine secolo XX da Devoto Oli; nessuna datazione invece per chiocciola in questa particolare accezione.

At è in inglese particella locativa con valore di ‘presso’ e coincide in larga parte con la preposizione italiana a. Per ciò che riguarda l’origine del segno grafico si pensava a un modo dei trascrittori amanuensi di scrivere ad latino e che lo “svolazzo” fosse in realtà una d secondo la scrittura onciale, un antico modo di scrivere usato dal III all’VIII secolo e dall’VIII al XIII secolo soprattutto nelle intestazioni e nei titoli.

L’ipotesi avanzata dal paleografo americano Berthold Louis Ullman in Ancient Writing and its Influence, New York 1932, p. 187 è stata messa in discussione da Giorgio Stabile, docente di Storia della scienza dell’Università “La Sapienza” di Roma, che nel corso di una ricerca portata a termine nel 2000 per l’Istituto Treccani ha constatato che il simbolo sembra trovarsi solo in testi posteriori che adottano la scrittura mercantesca, ovvero la grafia commerciale usata dai mercanti italiani a partire dal tardo medioevo. Nel suo articolo L’icon@ dei mercanti sono ripercorsi i passi che lo hanno condotto a sostenere che in origine il simbolo indicasse in realtà la parola anfora nel suo valore specifico di unità di misura, di capacità e di peso, usato già nell’antica Grecia e a Roma. Stabile cita la Nota di Paleografia Commerciale (per i secoli XIII-XVI) di Elena Cecchi in appendice alla raccolta di Federigo Melis, Documenti per la storia economica dei secoli XIII-XVI con una nota di Paleografia Commerciale di Elena Cecchi, Firenze Olschki 1972 (Istituto Internazionale di Storia economica “F. Datini” Prato, Pubblicazioni – Serie I. Documenti, 1) in cui a p. 569 un elenco delle più diffuse abbreviazioni commerciali usate nei secoli XIII-XVI si apre con l’indicazione “a (con svolazzo in senso antiorario) = anfora”. Nello stesso volume di Melis, a p. 114, è presente la trascrizione di una lettera da Siviglia del 24 maggio 1536 del mercante toscano Francesco Lapi nella quale si trova la voce anfora come unità di misura; voce che nel documento originale di cui è riportata la foto è appunto indicata con il simbolo @.

D’altra parte, nota Stabile, il termine spagnolo arroba, che indica @ in Spagna e in America Latina (derivato dall’arabo rub’a “un quarto” usato come unità di misura), designava un tempo sia una unità di peso (25 libbre) che una misura di vino e era tradotto proprio con amphora nel Vocabulario español-latino dell’umanista e grammatico Antonio Martínez de Cala y Jarava, conosciuto come Antonio de Nebrija, edito a Salamanca nel 1492.

Sembra quindi confermato che @, introdotto in ambito commerciale probabilmente da mercanti italiani, fiorentini o veneziani, sia stato in origine il “rappresentante” di anfora ‘unità di peso o capacità’ . Naturalmente proprio in grazia di questo significato è probabile che fosse seguito assai spesso da un valore numerico.

Successivamente considerato semplicemente come una a, scisso quindi dal termine di cui sarebbe stato originariamente simbolo, e forse anche perché seguito sovente da un numero, è stato usato nel linguaggio contabile anglosassone come commercial at col valore di ‘at a price of’ (‘al prezzo di’) seguito da un valore numerico indicante la quantità di moneta. Come tale sembra attestato a partire dal XVIII secolo e secondo l’autore di La storia di @, un articolo pubblicato in Internet datato 28 gennaio del 2004 (http://mau.aperion.it/wordpress/la-storia-di/), se ne troverebbe traccia presso la Biblioteca del Congresso, in alcune carte di George Washington e sicuramente sarebbe più volte presente in una fattura datata 20 settembre 1779. Con questo valore è tuttora in uso nelle transazioni di borsa via Internet come rileva anche lo stesso Stabile.

D’altra parte in Italia, sempre come “rappresentante” della lettera a viene usato, presumibilmente come equivalente di Addì , nel XIX secolo come testimonia Il Libro del Sacro Monte de’ Morti della confraternita del SS. Rosario di Castel Sant’Angelo datato 1803, documento descritto e documentato con foto da Marco G. in La storia della chiocciola @, apparso in internet nel giugno 2005. In questo documento infatti ciò che precede la data di morte nell’elenco dei sostenitori del Monte, in altri casi indicato con il consueto Li, è appunto il segno @.

In sostanza ciò che sappiamo per certo è che @ è un modo di trascrivere a, che nella grafia mercantesca indicava l’unità di misura espressa dal termine anfora e che le attestazioni riferibili a questo valore risultano al momento le più antiche. Sappiamo anche che nei secoli successivi in area anglosassone ha il valore contabile di at (the price of ) mentre in area italiana sembra usato come abbreviazione di Addì il che potrebbe reintrodurre l’antica ipotesi di una trascrizione di ad di Ullman, che però non sembra al momento trovare a sostegno testimonianze coerenti dal punto di vista cronologico.

Più chiaro ovviamente il seguito della vicenda del carattere: l’introduzione del carattere nella tastiera della macchina da scrivere pare databile al 1884 nella Caligraph No. 3 Commercial model con il suo valore commerciale di area anglosassone; e fra i caratteri disponibili nella tastiera l’ingegnere e programmatore americano Ray Tomlinson nel 1972 lo scelse perché tanto inusuale da essere inequivocabile come separatore, ma anche per il significato ‘presso’ che at ha nella lingua inglese corrente, negli indirizzi di posta elettronica per ARPANET, la rete universitaria di origine militare da cui sarebbe nata Internet.

 

Da Accademia della Crusca

Categories: LINGUA ITALIANA

In Italia i compiti si fanno su Yahoo

Una quindicina di anni fa, per correggere una versione di latino, si telefonava al compagno di classe più bravo, oggi le traduzioni dettate al telefono sono state surclassate dall’interattività del web e in particolare da uno strumento, “Yahoo Answer”, creato per rispondere alle domande degli utenti, anche a quelle più strane. Il sistema è facile: basta porre una domanda in rete e subito chi in quel momento è collegato risponde, cercando di fornire una soluzione e correggendo quelle sbagliate. Chi risponde più velocemente o in modo più esaustivo guadagna dei punti in più rispetto agli altri; viene persino segnalata la “miglior risposta”.
E così, da un “Aiutino in italiano” ad un altro “Help, sono in para con la versione di inglese”, sono veramente tanti i messaggi di studenti che su “Yahoo Answer” si fanno correggere i compiti a casa. Versioni di latino, soluzioni ai problemi di matematica e geometria, questionati di storia: ogni pomeriggio il sito si trasforma in un vero e proprio centro di aiuto-compiti.
Cosa che in poco tempo ha scatenato le ire di quanti invece usano il programma per scambiarsi informazioni, curiosità, insomma che hanno concluso da un bel po’ la carriera scolastica e non ne possono più di trovare il sistema intasato da traduzioni di greco e problemi di fisica. La protesta raccoglie anche le critiche di chi non è d’accordo per principio, indignato dal fatto che gli studenti di oggi siano incapaci di fare i compiti da soli.
Scorrere col mouse tra un commento e l’altro è un vero spasso, un po’ per la fantasiosità dei nickname e un po’ per la vivacità del dibattito. A innescare la miccia un post fra i tanti, intitolato proprio “Perché Answers nel pomeriggio diventa un centro di aiuto compiti?”. A porre il quesito è “Cicciograna”, secondo il quale “a giudicare dalla qualità sintattica e grammaticale delle domande, invece di stare al PC a perdere tempo ed implorare qualcun altro di lavorare per loro, dovrebbero dare una bella ripassata ai testi di lingua italiana, perché si trova un campionario di orrori che ha dell’incredibile!”. La “miglior risposta” è quella di “Melancholia”, che chiede implorante di “non rispondere più a questi ragazzini… poi ci lamentiamo se l’Italia va a rotoli…”. Subito pronta la replica di “Chase Young”: “e allora. che c’è di male??? se uno la fa solo perché non ha voglia ok, però se non riesce a farli????”.

Non mancano però le eccezioni, come “Gianni93″, che dice che “sinceramente quando devo fare i compiti me li faccio da solo e non ho mai chiesto a qualcuno, specialmente su answer, di svolgerli per me…”, oppure “Calypso”, secondo la quale “se a scuola ascoltassero la lezione invece di messaggiare o fare filmini per youtube, forse answer non sarebbe intasato da liceali che chiedono traduzioni di latino”. Devil, tra il serio e il faceto, lancia un sassolino con un “siamo studenti, siamo studenti, siamo un mucchio di deficienti…”, mentre è più lucida l’analisi di “Peter”, secondo cui “i compiti hanno cercato di evitarli un po’ tutti… anche mio nonno ogni tanto mi racconta di aver cercato di evitare di non farli…. e penso che nel 26 fossero un po’ più severi…. ma ti appoggio il fatto che c’è una generale e disarmante ignoranza… ormai gli studenti se ne sbattono di tutto… del rispetto dell’insegnate… di chi lavora… e poi da adulti si lamentano di percepire uno stipendio minimo…. dovevano pensarci prima….”. Commenti di ragazzi che hanno in media meno di venti anni, pronti a difendersi e ad ammettere i propri errori. Il filo conduttore è per tutti lo stesso: la sincerità, talmente forte da risultare spiazzante. Il post di “Anna” punta l’accento su una questione interessante, che va oltre un semplice problema di intasamento della rete, chiedendo “Answer inibisce le capacità degli studenti?”. “Capita di vedere domande di geometria, matematica, letteratura, addirittura intere versioni di latino…. Spesso sono problemi o operazioni anche molto banali, che i ragazzi non solo non sanno risolvere, ma nemmeno hanno la voglia di guardare su un libro e cercare la regola da applicare!”. Secondo lei sarebbe più giusto che “questi ragazzi svolgessero i loro compiti invece che sbolognarli ai “più grandi”, che prontamente rispondono alle domande pur di accaparrasi 10 miseri punticini… Lasciamo che i ragazzi svolgano da soli i compiti!”. Il suo appello viene subito raccolto da “Ipazia”, una di quelle che sta dall’altra parte della barricata, quella di chi fornisce le risposte: “In linea di principio, sono d’accordo con quanto dici, anche se sono io stessa tra quelli che “passano” le versioni su Answers… predico bene e razzolo male, dunque”.

Sulla questione delle risposte “accaparra-punti” interviene “Stedeme”: “Ripeto x l’ennesima volta che secondo me, se uno risponde, non lo fa per i punti. Anche perché, alla fine, non si vince niente! Che senso avrebbe cercare ogni mezzo per accumulare punti??”. Mania di protagonismo, noia o semplice senso di solidarietà tra “Answeristi”: sono tante le ragioni che spingono gli utenti a rispondere agli studenti che chiedono aiuto per un compito di grammatica o di geometria. Con buona pace di quanti, invece, non solo non rispondono ma sono assolutamente contrari a questa nuova “moda”. E lo dimostra il coro unanime sollevato dalla timida domanda di “Magic Girl”: “Come faccio a finire in tempo i compiti per le vacanze?”. Risposta: “Spegni il pc e comincia a studiare”.

Da “La Repubblica”

In ufficio niente sguardi insistenti

di Piero Ricci

BARI - I tremila dipendenti della Regione Puglia sono avvisati: fare il macho con la collega che non ti considera o fare l’occhietto per corrompere il capo irreprensibile può costare caro. È entrato in vigore e sarà affisso in ogni ufficio, il codice anti-pizzicotto. Chi indugia con lo sguardo sul vicino di computer sappia che sanzionata, se accertata, può essere anche la tentazione.

Il codice di condotta per la prevenzione di molestie sessuali, discriminazioni e mobbing, elaborato da un paio di comitati regionali, e adottato dalla giunta regionale, è puntiglioso, preciso, dettagliato. Soprattutto nella parte in cui s’indugia sulle “tipologie esemplificative di comportamenti”, che si configurano come “molestia sessuale”. Uno “sguardo insistente” può essere pericoloso. Ovviamente per chi lo fa. Più compromettenti e più dimostrabili sono “i gesti alludenti al rapporto sessuale”. Vietati anche i “discorsi a doppio senso a sfondo sessuale”.

Raccontare le proprie perfomance sessuali della notte precedente in presenza di chi non vuole ascoltarle, porta il dipendente regionale dritto dritto alla sanzione disciplinare. Che è sempre in agguato. Anche se sulla scrivania c’è la foto osè di una modella su un giornale letto in ufficio. Ma il vero spauracchio sono i “contatti corporei fastidiosi”. Nell’ordine: pizzicotti, pacche, carezze. Dare un pizzicotto può essere fatale al pari di una pacca. Ma rischiosissima è anche la carezza. Quella evidente, sincera ma non voluta al pari di quella intenzionale camuffata da casualità.

“Spetta a chi agisce stabilire se il comportamento possa essere tollerato o considerato offensivo o sconveniente dal lavoratore e dalla lavoratorice verso cui l’azione è diretta”, recita il codice anti-pizzicotto che affida “il dovere di vigilare” ai responsabili di strutture e uffici, proprio coloro che, in teoria, avrebbero più di altri il “potere” di imporre la molestia. Ma così è. La giunta regionale ha adottato il codice dopo che le rappresentanze sindacali interne hanno accettato. E all’unanimità. Perché se la casistica è quella – si racconta – vuol dire che è accaduto.
“C’è una direttiva ministeriale del 2004 che sollecita le pubbliche amministrazioni ad attivarsi per realizzare il benessere fisico e psicologico delle persone”, spiega l’assessore alle Risorse umane, Guglielmo Minervini.
Al bando, dunque, la battuta pesante ma anche l’allusione, il commento volgare che spesso arriva in Cassazione per essere sanzionato. Tutto il contrario di quella “libido da ufficio” che secondo alcuni sondaggi, farebbe aumentare la produttività, che s’alimenta di sguardi insistenti o di doppi sensi prima di scoppiare.

Alla Regione Puglia l’ufficio è a rischio-controlli. Allora meglio attrezzarsi: un paio d’occhiali da sole, girare alla larga dal collega dell’altro sesso per evitare contatti fisici anche casuali, possono aiutare il dipendente regionale a resistere alla tentazione e conservare il posto di lavoro.

Da La Repubblica

Categories: ATTUALITÀ