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Archive for Gennaio 2008

Orecchie

28 Gennaio, 2008 lineaitalia 3 commenti

Devi fare l’abitudine al silenzio e al fracasso; passi di colpo dalle corti ovattate al canalGrande strombazzante di barche da trasporto, dalla gondola solitaria alla flotta diserenate, le fisarmoniche e i turisti che battono le mani al ritmo del ballo del quaqquà e il baritono cicciobombo con la voce irrigata dalle ombre. I gondolieri hanno un clacson portatile nell’ugola: una gondola in arrivo non fa rumore, perciò quando sono vicini a una svolta a gomito avvertono gridando “òe pòpe!”: il pope non è un sacerdote ortodosso, è il posto di voga a poppa. Ci sono specchi convessi per evitare gli scontri, e segnali stradalicon i limiti di velocità per le barche a motore. Sembrano di un’altra epoca automobilistica: in canal Grande il massimo consentito è di 5 km/h, in canale della Giudecca 11 km/h, in bacino san Marco 20 km/h. poliziotti, pompieri, tassisti, ambulanze e servizi funebri si spostano rombando in motoscafo. Se sei curioso (curiosa) di vedere le lance rosse dei pompieri, le trovi ormeggiate sotto gli archi della caserma centrale, di fianco a Ca’ Foscari.Le sirene dilatano le navi in lontananza, propagano il porto espandendolo in aria.Le piraterie dei gatti ti svegliano di notte, si sfidano a duello latrandosi in faccia, miaolano in calore. I gatti sgattaiolano, i cani si accaniscono, i topi stopaiolano di nascosto: di notte, verso l’una, le pantegane escono nelle calli a bucare le borse di plastica della spazzatura esposta all’aperto, si tuffano nei canali, li attraversano a nuoto per raggiungere giacimenti di pattume. Pantegana deriva da mus ponticus, ratto marino del Ponto Eusino: sono zoccole orientali, nel Medioevo hanno imbarcato la peste nera dal mar Nero, nascosta nel morso dei loro pidocchi sulle galee cariche di merci. La chiesa del Redentore alla Giudecca e la Madonna della Salute sono templi dedicati alla sconfitta dei topi pestiferi, monumenti alla derattizzazione.Giri con le poesie di Pascoli per collaudare dal vivo le sue trascrizioni fonetiche dellinguaggio degli uccelli. Tortore monovocaliche hanno imparato soltanto la u, si salutano per nome, si chiamano tutte Turturu; capinere, merli, rondoni, storni, usignoli, oggetti cinguettanti non identificati, carillon volanti, trombette alate, nidi di ottavini, zuffe e zufoli, rami fioriti di pifferi, fischietti arbitrali con le zampe, ocarine passerotte, siringhe di Pan piumate.Il decollo dei piccioni frulla come l’avviamento di un motore imbolsito, una marcia che non ingrana. I passeri ti rubano le patatine senza far rumore mentre bevi un aperitivo all’aperto. D’estate le microseghe elettriche delle cicale sono spie rivelatrici, segnalano alla centrale i giardini nascosti fra le case; i servizi segreti le hanno sparse a pioggia come cimici elettroniche dagli elicotteri.I gabbiani turbinano gridando sopra le bancarelle di santa Margherita, i pescivendolilanciano per aria pesci volanti, sardine leggere, pesce azzurro nel cielo celeste; i gabbiani li inghiottono al volo; ti seguono accanto alle motonavi, immobili, sospesi a un metro dalla tua mano, volano alla stessa velocità del battello, aspettano che gli getti un boccone. In laguna ci sono strade invisibili in mezzo all’acqua, canali navigabili, fondali più profondi: doppie file di tronchi segnano la via ai battelli per non farli incagliare nelle secche; i gabbiani si riposano in cima a tronchi, ognuno sul suo rotondo monolocale di cento centimetri quadri; fanno siesta sulle bricole dei rii, si svegliano tutti insieme, si danno appuntamento alle Zattere con i pensionati e le vecchiette che svuotano sulla riva pane secco e cornici di pan carré.Sulla superficie dei canali scoppiano le bollicine dei granchi; l’acqua stagnanterabbrividisce per un attimo, il suo sonno profondo viene disturbato dalla coda di unbranzino.Scegli il tuo richiamo araldico, lo stemma sonoro della tua stirpe: Venezia è una città totemica, abitata da migliaia di allegorie in carne e ossa, pelo, penne, pinne, bestiari simbolici, animali vivi più chimerici dei leoni alati di pietra.In primavera, alle Zattere, la domenica pomeriggio gruppi di fricchettoni improvvisano jam session di bongo e tamburi.Scendi il ponte di Rialto dalla parte del mercato: chiudi gli occhi camminando, ascolta la babele delle lingue dei turisti di tutto il mondo concentrati in cinquanta metri di calle.Uno scrittore cieco diceva che per lui una bella giornata è una giornata di vento, di pioggia: gli alberi si fanno sentire, accartocciano l’aria lì in fondo; la densità degli scrosci d’acqua, il loro impatto con le cose lascia indovinare la forma della città: qui c’è un palazzo altissimo, di là la tenda di un bar.A Venezia la stessa nuvola rovescia secchiate oblique su un campo, ma riesce a centrare con poche frecce d’acqua le calli strette: le gocce si fanno all’improvviso più sottili, eppure questa grondaia fiotta, il canale lì dietro è pieno di cerchietti, come se un miliardo di pescatori stesse gettando la lenza nello stesso istante. Con un po’ di esercizio potrai riconoscere a orecchio la pioggia più impalpabile, la nuvola più leggera, le goccioline sospese rasoterra, la nebbia.I tacchi che risuonano di notte nelle calli addormentate sono la punteggiatura della tua solitudine.La tua giornata viene affettata in ore e mezz’ore dai rintocchi delle campane. Amezzanotte rintrona la madre di tutte le campane: la marangona del campanile di san Marco comanda il silenzio. TIZIANO SCARPA

Categories: LETTERATURA

Prodi si è dimesso

24 Gennaio, 2008 lineaitalia Lascia un commento

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto questa sera, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Onorevole Professor Romano Prodi, il quale, dopo aver riferito sull’esito negativo del voto sulla fiducia espresso oggi dal Senato della Repubblica, ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto. Il Capo dello Stato ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Le consultazioni avranno inizio nel pomeriggio di domani, venerdi’ 25, con i Presidenti delle due Camere. Il calendario degli incontri sara’ reso noto al piu’ presto”. Lo rende noto un comunicato del Quirinale. Voto di fiducia: 161 i no 156 i sì. L’Udeur si spacca, con Cusumano che vota sì: rissa, insulti e lui svieneNon ce l’ha fatta. Il sogno di Romano Prodi si è infranto in Senato di fronte all’arida realtà dei numeri al termine di una lunga giornata cominciata con l’intervento del premier in Aula alle 15 e terminata con Prodi che alle 21 si è recato al Quirinale per rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano . Il presidente del Consiglio e il suo governo non hanno ottenuto infatti la fiducia richiesta. Hanno votato no in 161, mentre i sì sono stati 156. Un senatore (Scalera) si è astenuto, mentre tre erano gli assenti (Andreotti, Pallaro e Pininfarina). Il premier non è rimasto per ascoltare l’esito del voto, ma durante la votazione è immediatamente tornato a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio è poi andato al Quirinale dove ha rimesso il mandato nelle mani del capo dello Stato. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è riservato di accettarle. Il Quirinale ha poi comunicato che da venerdì pomeriggio cominceranno le consultazioni, partendo dai presidenti di Camera e Senato a cui Prodi aveva comunicato telefonicamente le sue dimissioni.

BERLUSCONI – «È necessario che non si facciano manovre di Palazzo per la legge elettorale, cosa che non sarebbe di alcuna utilità, ma che si vada subito al voto» ammonisce Silvio Berlusconi intervenendo con una telefonata al Tg4 poco dopo il voto che ha aperto la crisi. Berlusconi ribadisce la sua contrarietà ad ipotesi di esecutivi tecnici o istituzionali perché «quello che è accaduto al Senato rispecchia il voto degli italiani, la maggioranza che sostiene il governo Prodi è implosa e bisogna restituire subito la parola agli elettori». Poco più tardi però arriva una precisazione: «Non ho fatto nessuna data. Ho solo detto che bisogna ridare la parola al voto il più presto possibile» ha detto il Cavaliere in collegamento telefonico con «Porta a porta».

 Fonti: www.corriere.it www.repubblica.it

Categories: ATTUALITÀ

Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria

22 Gennaio, 2008 lineaitalia 3 commenti

Vittoria in Sicilia è il piú giovane comune della provincia di Ragusa, ed ha una imposlazione urbanistica prettamente moderna con strade a reticolato che gli conferiscono l’aspetto di una grande scacchiera. La città fu fondata il 24 aprile del 1607 dalla Contessa Vittoria Colonna, ed è situata in una delle più vaste pianure della Sicilia, chiamata in tempi rmoti “Plaga Mesopotamica Sicula”, poiché è limitata da due fiumi, l’lppari e il Dirillo.

È famosa per la Strada del Vino Cerasuolo di Vittoria. Un territorio con ampie fasce incontaminate, dal collinare al marino, ricche di fascino mediterraneo e di testimonianze capaci di soddisfare le esigenze di un viaggiatore curioso, sensibile e attento.L’itinerario comprende città dell’entroterra poste in zone collinari come Caltagirone, Chiaramonte e Ragusa e città come Vittoria, Acate, Comiso situate nella vasta Piana e, più giù ancora, IspicaPassando da Caltagirone colpisce il suo carattere di città della ceramica, per via della grande quantità di prodotti ceramici che decorano le case e i monumenti, delle cannate (brocche) da vino che qui sono prodotte sin dai tempi più antichi.

Una città dalla splendida e scenografica veste barocca, che come tante altre città comprese in questo percorso della Strada de Vino del Cerasuolo di Vittoria, dopo il sisma del 1693, diedero vita ad una serie di interventi a scala urbana che fanno di questo territorio uno dei più importanti del Barocco isolano e non solo; territorio dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità.

Fonti: www.ragusa.net  www.stradacerasuolovittoria.it

Foto: www.antichivigneti.eu

Amici Miei

19 Gennaio, 2008 lineaitalia 4 commenti

Amici miei, unitamente ad altre famose pellicole dello stesso periodo, segna l’inizio di un ciclo nuovo e conclusivo di quel genere comico-cinematografico meglio conosciuto come commedia all’italiana.L’amarezza, il disincanto, la fine delle illusioni di benessere e le tensioni sociali che caratterizzano l’Italia degli inizi degli anni ‘70 fanno la loro comparsa anche in questo genere comico e di costume. La risata piena si vela di tratti malinconici e tristi, i personaggi rimangono comici ma diventano amari e patetici. Scompaiono definitivamente il lieto fine e il finale leggero o comunque umoristico e lasciano il posto alla precarietà di una condizione umana spesso senza prospettiva.Monicelli riprende in questa pellicola il tema della amicizia virile che aveva già trattato in alcuni film precedenti (I soliti ignoti, La grande guerra, L’armata Brancaleone) e che tornerà a trattare in lavori successivi. Il vincolo, la vitalità e la complicità del gruppo vengono proposti come risposta alle minacce esistenziali provenienti dall’ambiente, dal lavoro, dalla famiglia stessa. I membri del piccolo gruppo di amici vivono la contraddizione di una vita normale verso la quale sono assolutamente attratti (Il Melandri cerca insistentemente una donna, il Mascetti si abbandona costantemente ai sogni di nobiltà, il Perozzi vive pericolose avventure extra-coniugali) ma è fondamentalmente l’appartenenza alla banda che supplisce, con le sue dinamiche goliardiche, alla carenza delle quali sono vittime, fornendo così una soluzione, una via di fuga. Il gruppo reagisce nei confronti di ogni singolo membro che tenta di intraprendere una via solitaria e mette in atto tutta una serie di iniziative, compreso il dileggio, per ricondurlo a sé. Anche la morte, estremo atto solitario del Perozzi, viene vissuta in questa ottica e su questa originalità si accende il finale del film.

Tarapia tapioco come se fosse antani con la supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Ah, no? Non ci siamo capiti, e beh, pazienza!

Categories: CINEMA